
Sono solo poco più di 200, finora, le imprese italiane che si sono iscritte all'Albo ticinese degli artigiani, che diventerà operativo il prossimo 1° ottobre con l'entrata in vigore della Legge cantonale sulle imprese artigianali (LIA).
Molto poche se si pensa che lo scorso anno in Ticino hanno operato circa 4'500 imprese artigianali italiani: gli iscritti all'albo sono quindi meno del 5%.
Lo evidenzia La Regione, che ha cercato di capire le cause di questa diserzione insieme a uno che il mondo transfrontaliero delle imprese lo conosce bene, il consulente della Confederazione nazionale dell'artigianato (CNA) di Como Giovanni Moretti, già componente pure della Camera di commercio italiana in Ticino.
Moretti spiega che le aziende iscritte sono poche perché "ci sono fiduciari e commercialisti che suggeriscono di non iscriversi alla LIA, in quanto sostengono che sarà annullata".
Dal canto suo la CNA consiglia ai suoi associati di iscriversi comunque, "perché le leggi e le norme vanno rispettate". Ma Moretti aggiunge che personalmente considera l'albo degli artigiani "una risposta sbagliata a un problema reale."
"Non c'è dubbio che siamo in presenza di un evidente squilibrio fra imprese italiane e ticinesi" prosegue Moretti. "Anche perché per le nostre imprese lavorare in Ticino è più facile, mentre quelle ticinesi devono fare i conti in Italia con una disarmante burocrazia. Ma non è con misure protezionistiche e populistiche che si risolvono i problemi. Anzi, si danneggiano entrambe le economie. Lombardia, Piemonte e Ticino devono costruire un rapporto di buon vicinato. Penso a un ricorso ai fondi Interreg per costruire rapporti di collaborazione tra imprese edili italiane e ticinesi, in modo da avere le carte in regola per andare assieme oltre Gottardo."
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