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Ticino
Italiana espulsa per truffa: ricorso respinto
Redazione
14 anni fa
A una 50enne italiana condannata per truffa nel suo Paese è stato revocato il permesso di dimora. Decisione confermata ieri dal Tram

Condannata in Italia per truffa, a una 50enne italiana è stato revocato il permesso di dimora. Una decisione che può sembrare clamorosa, ma che il Tribunale cantonale amministrativo di Lugano, in una sentenza pubblicata ieri, ha confermato. Ma riepiloghiamo la vicenda. La donna aveva ricevuto, nel gennaio 2011, il permesso di dimora CE/AELS, con validità di cinque anni, per svolgere un'attività dipendente nel nostro Paese. Per ottenerlo aveva presentato un'autocertificazione nella quale aveva indicato di non essere mai stata condannata né coinvolta in procedimenti penali. Nel corso di quell'anno, però, le autorità vennero a conoscenza che la donna, in Italia, aveva già interessato la polizia e le autorità giudiziarie penali. Le venne quindi chiesto, nel novembre 2011, di presentare l'estratto del casellario giudiziale italiano. Una richiesta cui la donna non ha dato seguito, nemmeno dopo essere stata nuovamente sollecitata in tal senso. Nel gennaio 2012, quindi, il Dipartimento delle Istituzioni le ha revocato il permesso di dimora e le ha fissato un termine fino al 29 febbraio successivo per lasciare il territorio elvetico. Una decisione, quella del DI, impugnata dalla donna ma successivamente confermata dal Consiglio di Stato. Era infatti emerso che la donna era stata condannata a un anno e 8 mesi di reclusione in Italia per truffa, una condanna emessa nel 2011 ma sottaciuta dalla diretta interessata. Una condanna che ha fatto sì che l`Esecutivo la ritenesse "una minaccia concreta ed attuale per l'ordine pubblico". La donna, però, contestando di essere una minaccia, si è rivolta al Tram, chiedendo l'annullamento della decisione del Governo. Il Consiglio di Stato ha ribadito nelle sue osservazioni che anche i reati contro il patrimonio possono essere presi in considerazione al fine di determinare se uno straniero rappresenti attualmente una minaccia. La donna in questione "aveva approfittato più volte, senza alcuno scrupolo, di persone in difficoltà, cagionando loro un danno economico rilevante." Inoltre la donna, oltre alla condanna già citata, aveva due ulteriori procedimenti penali in corso, sfociati poi in un'ulteriore condanna a due anni di reclusione, sempre per truffa. Quindi, considerando che la donna è rimasta silente sul suo profilo penale in Italia e che, viste le due condanne per truffa, il rischio di recidiva esiste, il Tram ha ritenuto corretta la decisione del Governo e confermato la revoca del permesso di dimora, ponendo a carico della donna le spese di giustizia.

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