
Dal 1° gennaio 2026 la nuova legge di bilancio italiana introduce importanti sgravi fiscali per le aziende che investono in macchinari industriali, a condizione però che questi siano fabbricati nell’Unione europea o nello Spazio economico europeo. Una misura che esclude la Svizzera e che rende meno attrattivi i prodotti elvetici per i clienti italiani, nonostante l’elevata qualità riconosciuta all’industria elvetica. Il rischio, secondo il direttore di Tecnopinz Nicola Tettamanti, è che «più del 10% del fatturato di alcune aziende ticinesi potrebbe essere toccato».
Aziende colpite direttamente e indirettamente
La posta in gioco, dunque, è rilevante anche per il Ticino. La Svizzera esporta in Italia un miliardo di franchi in macchinari industriali, di cui circa 180 milioni provengono dal nostro cantone. Se per le aziende italiane acquistare da fornitori europei diventa fiscalmente più conveniente, le imprese ticinesi rischiano di perdere competitività, soprattutto in un contesto già segnato dal franco forte e dall’aumento dei costi di produzione. Anche le aziende che non vendono direttamente in Italia potrebbero risentirne, attraverso una riduzione degli ordini, ritardi negli investimenti o una contrazione dell’intera filiera industriale. «Come azienda produciamo pezzi per macchinari; il rischio di perdite è indiretto per noi» ha sottolineato il direttore di Tecnopinz.
Una tendenza protezionista
A preoccupare, quindi, sono scelte dal sapore protezionistico. «Dovremo fare i conti con questa tendenza e riuscire ad adattarci, ma la situazione è complessa» ha aggiunto Tettamanti. Intanto, il Consiglio di Stato ticinese ha già segnalato la questione a Berna, parlando di un inasprimento dei rapporti commerciali con l'Italia. La partita ora è politica, ma le aziende devono cercare soluzioni. Quali? «Cerchiamo di diversificare il mercato, visto che con i partner storici sembra difficile collaborare», ha concluso il direttore.
Rischio di difficoltà strutturali
«È una chiara strategia protezionistica nei confronti degli interessi europei, oltre che una singola misura che rischia di essere molto dolorosa per la nostra economia», ha spiegato Luca Albertoni, direttore della Camera di Commercio, intervenendo nel corso del telegiornale. Misura che potrebbe avere delle conseguenze per le aziende ticinesi: «Ci dovremo aspettare un momento di difficoltà importante che rischia di diventare strutturale, con la perdita di una buona fetta di mercato e inevitabili conseguenze sulle aziende, sull’occupazione, sull’andamento economico». Senza contare «che si tratta di una misura discriminatoria e che viola l'accordo esistente tra la Svizzera e l'UE a tutela proprio dei beni industriali». In questa situazione ci sono diversi modi per reagire, sia a livello giuridico che diplomatico, ha puntualizzato Albertoni. «Oltre alle strategie aziendali, come detto da Tettamanti, per cercare nuovi mercati e diversificare. Ma non sono misure immediate, prendono tempo e soldi e non possono compensare a breve termine una decisione improvvisa come quella italiana». Anche perché, ha aggiunto, siamo dipendenti da un'economia aperta: «Per noi è importante lavorare con tutti e farlo in un contesto simile diventa molto difficile».

