
La montagna che sovrasta il villaggio italiano di Cremenaga dal 2000 ha iniziato a spaventare l’Italia, ma anche la Svizzera. Nel novembre del 2002 si era infatti temuto il peggio. Un tratto della strada provinciale 61 era finita nel fiume Tresa. Strada che era rimasta chiusa a lungo, con le sue circa 7mila auto giornaliere costrette a passare dalla cantonale al di là del confine. Ma in fondo andò bene, perché le tonnellate di materiale a rischio erano nell’ordine dei milioni. "La parte destabilizzata della frana di Cadegliano/Cremenaga è stata quantificata in 2,5 milioni di metri cubi" ha spiegato il geologo Alessando Uggeri ai microfoni di TeleTicino.
Ticino e Lombardia hanno così avviato un progetto finanziato coi fondi Interreg per tenere sotto controllo la situazione. Benché la frana sia in territorio italiano, il Ticino non è al riparo dalle possibili conseguenze, che non si limitano al traffico deviato per la chiusura della sp61, ma anche all'approvigionamento idrico. Di fronte alla frana si trovano infatti i campi da dove si attinge per l'approvvigionamento idrico del Malcantone, ha spiegato Laurent Filippini, capo dell’Ufficio dei corsi d’acqua del Cantone Ticin, sempre a TeleTicino.
Nel dettaglio nel letto del fiume verranno costruite due rampe, così che l’acqua possa superare il dislivello senza erodere eccessivamente il terreno circostante. Saranno poi installati dei sensori che permetteranno di tenere sotto controllo la montagna e sarà studiato un piano di intervento congiunto in caso di emergenza.
Tre gli scenari ipotizzati: il primo, il più frequente, sono le colate di fango, con cadenza di qualche anno, nell’ordine delle decine di migliaia di tonnellate di materiale (quello del 2002 ne è un esempio); Il dissesto medio (si parla di centinaia di migliaia di tonnellate di materiale) andrebbe a interessare anche i pozzi di captazione del Malcantone e la strada cantonale. Possibile anche l’allagamento di case e fabbriche, che potrebbe avvenire durante i prossimi 70-80 anni; Infine lo scenario peggiore, che vedrebbe spostarsi 2,6 milioni di metri cubi d’acqua e conseguenze inimmaginabili.
"Lo scenario catastrofico è che si muova tutto" spiega ancora Uggeri. "Si parla di 2,5 milioni di metri cubi o 4 milioni di metri cubi, a seconda dei calcoli. Si muove la montagna che finisce nellaTresa, coprendo il campo pozzi delle Gere. Quando la Tresa tracima parte un'ondata di piena che arriva fino alla diga di Creva e poi a Luino. Uno scenario catastrofico. Parliamo di tempi però geologici, molto lunghi. La possibilità è che avvenga nel giro di un milione di anni. Tanto per dare un'idea".
Maggiori dettagli nel servizio di TeleTicino
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