
Il terzo scudo fiscale del Governo italiano per far rientrare in patria i capitali depositati all'estero non dichiarati partirà oggi. Ma per la verità aleggiava nell’aria già da parecchi giorni, sull’asse Berlusconi-Tremonti. Secondo alcune stime, il flusso di denaro che Roma intende recuperare ammonterebbe a circa 3-4 miliardi di euro: una somma gigantesca, che in misura consistente proverrebbe dalle banche di casa nostra, ovvero circa il 50%. L'Agenzia delle entrate italiana ha messo a disposizione un modello per la dichiarazione degli averi sommersi a beneficio di privati e società che intendessero regolarizzare i propri averi. Un modo per dare un segnale, un segnale forte. Difficile in questo momento o per certi versi impronosticabile determinare l'impatto preciso dello scudo sugli istituti di credito svizzeri e ticinesi in particolare. Anche se all’orizzonti si vedono nubi nere, tanti dubbi e poche certezze, in un cielo costellato da tante ombre finanziarie. Ciò che sembra certo è che misure di controllo a suo tempo già adottate dall'Italia nell'ambito delle precedenti amnistie fiscali quali il "fisco-velox", ovvero la sorveglianza del flusso di targhe italiane da e per la Svizzera ai valichi doganali, sono state escluse.
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