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ISIS: “Tra i colleghi qualcuno è partito”
ISIS: “Tra i colleghi qualcuno è partito”
ISIS: “Tra i colleghi qualcuno è partito”
Redazione
10 anni fa
Tra gli agenti di sicurezza, colleghi del 32enne svizzero turco, qualcuno racconta di un reclutamento nel 2015

Chi lavorava con lui lo descrive come un tipo tranquillo. Durante il giorno osservava i momenti della preghiera. Ogni 4 ore si ritirava in una stanza, chiedeva silenzio ai colleghi e pregava.

Il suo nome era finito nel mirino degli inquirenti federali nell’ambito dell’inchiesta a carico del 29enne kickboxer di Canobbio Abderrahim Moutaharrik condannato a 6 anni di carcere lo scorso 14 febbraio per terrorismo internazionale e legame con l’Isis.

A questo filone d’indagine dunque si collega l’inchiesta della Magistratura federale che ieri ha portato all’arresto del 32enne svizzero turco, dipendente di una ditta di sicurezza attiva al centro asilanti di Camorino, la ARGO one.

“Il terrorismo? Una risposta agli Americani”

“Mi è capitato di discutere con lui di attentati, di quello che accadeva in Siria”, ci racconta la nostra fonte interna alla struttura. Con il cellulare sotto mano si informava. “Gli americani erano la causa di tutto, gli attentati la risposta logica ad un atto di violenza”.

Una stringata apologia del terrorismo che i compagni non avevano mai preso troppo seriamente. “Quando ieri ho scoperto che era lui sono caduto dal quinti piano”, prosegue la fonte.

Eppure le ipotesi di reato formulate a suo carico dal Ministero pubblico della Confederazione sono pesanti. Gli inquirenti federali sospettano che il 32enne abbia reclutato leve a favore del sedicente Stato islamico. Forse anche all’interno del centro di Camorino, non tra gli asilanti, ma tra i colleghi della sicurezza.

“Si mormora che sia partito”

E qui veniamo alla parte più forte del racconto della fonte. Versione non confermataci dalla Procura federale, che non vuole commentare. La fonte però ribadisce: sono pronto ad andare in polizia e raccontare tutto.

Da un anno a questa parte non hanno più notizie di un giovane 26enne marocchino di Lugano – pure lui agente di sicurezza - partito per la Siria nel 2015. "Il suo profilo WhatsApp è fermo al 22 ottobre 2015" ci dice. Non ha prove che sia partito, ma "è quello che si mormora tra i colleghi". Un racconto che guarda caso coincide con l’ipotesi di reato principale a carico del 32enne: quella di aver reclutato giovani leve per lo Stato islamico.

Anche il 36enne svizzero è stato arresto

Quel che è certo invece è che il 32enne svizzero e turco è indagato – con un ruolo marginale - anche nell’inchiesta della Procura ticinese per usura e sequestro di persona. Inchiesta che sempre ieri ha portato al fermo del 36enne svizzero titolare dell’agenzia di sicurezza privata di Cadenazzo. Fermo che oggi si è tradotto in arresto. La procuratrice pubblica Margherita Lanzillo ha già presentato l’istanza di carcerazione preventiva al giudice dei provvedimenti coercitivi.

I due filoni dell’inchiesta ticinese

Due – ricordiamo - gli ambiti su cui la Procura ticinese sta indagando: da una parte quello relativo alla violazione della legislazione sul lavoro. Vittime in questo caso sarebbero alcuni dipendenti dell’agenzia di sicurezza che venivano sottopagati o pagati parzialmente in nero in un clima di pressione che prefigurerebbe anche il reato di usura.

L’altro ambito dell’inchiesta è quello che vede vittime alcuni richiedenti l’asilo ospiti del centro di Camorino. In questo caso la Magistratura ipotizzata a carico del 36enne i reati di sequestro di persona e ad atti di violenza nei confronti di almeno un richiedente l'asilo. E proprio oggi su questi fatti la magistratura ha sentito anche l’amministratore unico dell’agenzia. Come ieri l’uomo non risulta indagato.

fp

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