
Com’era prevedibile, lo studio pubblicato ieri dalla Neue Zürcher Zeitung ha gettato nuova benzina sul fuoco sul discusso tema del frontalierato. Mentre a livello nazionale si sta discutendo di come applicare l’iniziativa popolare contro l’immigrazione di massa e a livello cantonale sta tenendo banco l’attuazione di “Prima i nostri”, lo studio della Direzione dell'economia pubblica" di Zurigo scompiglia un po’ le carte in tavola: l’effetto sostituzione, che un precedente studio dell’IRE aveva escluso, in Ticino c’è.
Quattro lavoratori stranieri su cinque, inoltre, non sarebbero necessari e tra i frontalieri soltanto un lavoratore su sei è impiegato in settore in cui non si trova manodopera locale. In Ticino, inoltre, in Ticino, il ricorso alla manodopera straniera copre soltanto il 15,1% del fabbisogno di personale specialistico.
A livello politico non sono mancate le prime reazioni. “È una verità gridata da tempo”, ha commentato Michela Delcò Petralli, che nell’ottobre del 2015 e nel gennaio del 2016 aveva presentati due interrogazioni sullo studio dell’IRE (vedi suggeriti). “Il Consiglio di Stato deve prendere in mano la situazione. Ha la responsabilità di rivedere la politica economica, in particolare occorre regolare in settore terziario. Il Governo deve guardare i settori dove c’è stato un aumento sproporzionato dei frontalieri”.
“Se si continua a guardare dall’altra parte si lascia spazio alla rabbia della popolazione”, rabia che per l’ex coordinatrice dei Verdi si traduce in risvolti politici “inattuabili”.
“Il problema - conclude Delcò Petralli - è costituito anche da quelle ditte che arrivano in Ticino per godere di un regime fiscale agevolato e assumono solo frontalieri. Il Governo deve decidere da che parte stare, se da quella dei cittadini o degli imprenditori senza alcun legame con il territorio”.
Atti parlamentari in vista? “Valuteremo”, ci risponde. Al pari del capogruppo della Lega in Gran consiglio Daniele Caverzasio: “Ne parleremo una volta analizzato bene lo studio”
“I nodi vengono al pettine. Se fino a ieri si continuava a negare l’evidenza, oggi questo studio apre una breccia in un muro di gomma. Mette l’accento su determinati fenomeni che nessuno aveva mai osato dire.”
“Per ora – conclude Caverzasio - questo studio potrà essere utile alla Commissione che si sta occupando di “Prima i nostri”, visto che il presidente del Governo se ne è lavato le mani”. Dello stesso avviso l'UDC: "Ma guarda un pò che notizia - ha commentato il deputato Tiziano Galeazzi - Non avevamo bisogno di mega studi per confermare questa tendenza. Mi auguro che questo studio arrivi anche sulla scrivania dell'IRE al responsabile Rico Maggi, ostinato a negare l'evidenza".
"Mi chiedo quali fonti prenda l'IRE. A questo punto siamo poi cosi sicuri di voler ancor mantenere questo ufficio? Quello della SUPSI sarebbe più che sufficiente e risparmieremmo soldi pubblici". Anche in questo caso, un nuovo atto parlamentare non appare come una possibilità così remota...
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