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Ticino
IPCT, luce verde dalla Gestione sulle misure di compensazione
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
3 anni fa
Pensioni dei dipendenti pubblici, dalla Commissione della Gestione del Gran Consiglio luce verde alle misure di compensazione annunciate dal Consiglio di Stato. La spesa per il Cantone sarà di quasi 15 milioni di franchi all'anno. Lega ed UDC non ci stanno e annunciano un rapporto di minoranza. Lo spettro del referendum si fa sempre più concreto.

"Se tutto dovesse andare così come previsto oggi, il tema arriverà sui banchi del Gran Consiglio nella sessione di ottobre". Michele Guerra, presidente della Commissione della Gestione ha usato queste parole per commentare l'accordo trovato sulle misure di compensazione in favore degli affiliati all'Istituto di cassa pensione del Canton Ticino (Ipct). L'accordo trovato ricalca quanto proposto dal Consiglio di Stato e dovrebbe impedire un taglio delle rendite di quasi il 20%. Riassumendo: da qui al 2031 il tasso di conversione passerà dal 6.17 al 5.25%. La misura principale per contrastarlo è l'aumento del capitale di vecchiaia del 3%. Il 60% sarà finanziato dai dipendenti, il 40% dal datore di lavoro, ovvero il Cantone. Tutto costerà all'ente pubblico 14.6 milioni all'anno.

Toccherà al popolo decidere? Probabilmente

La luce verde della Gestione è stata data da Partito liberale radicale, Centro, Partito Socialista e Verdi. Contrarie, sin dal principio, Lega e Unione Democratica di Centro. "Come ogniqualvolta si discute di temi complessi che riguardano tante persone, si cerca da tutte le parti di mettere in campo un comportamento il più costruttivo possibile. In questo caso la spaccatura era insanabile, le posizioni erano chiare sin dall'inizio. Andremo quindi in aula con queste due posizioni e molto probabilmente sarà il popolo a doversi esprimere. Questo dipenderà però da ciò che verrà votato in aula", ha aggiunto Guerra. L'ultima parola, come detto dal presidente della Commissione della Gestione, è praticamente certo che la daranno le urne. Non è ancora chiaro se tramite un referendum finanziario obbligatorio, che necessita soltanto del voto del Parlamento, oppure tramite una classica raccolta firme.