
“Altro che dimissioni, io resto al mio posto fino alle comunali del prossimo anno”. Risponde così Gerri Beretta-Piccoli alla richiesta dei 34 membri dei Verdi del luganese che chiedono le sue dimissioni da capogruppo in consiglio comunale a Lugano. Una richiesta contenuta nella lettera di convocazione di un’assemblea già agendata per la prossima settimana.
Tra i 34 nomi che hanno firmato la missiva, svetta il nome della presidente del comitato cantonale Tamara Merlo, seguita da Franco Denti, Maristella Patuzzi, Elisabetta Gianella, Fabio Guarnieri, tanto per citarne alcuni. Per i firmatari, Beretta-Piccoli, mantiene la sua carica di capogruppo pur dichiarandosi estraneo ai Verdi, manifestando pure l’appoggio come primo proponente di un altro partito, Montagna Viva. Ma il capogruppo non ci sta. “Mi riconosco nell’idea verde, ma non di questi Verdi. Io non mi dimetterò, anche se l'assemblea dovesse decidere in questo senso”.
Insomma a meno di un giorno dal fronte aperto dai 18 dissidenti capitanati da Greta Gysin, che in una lettera hanno minacciato di andarsene se non cambierà la linea politica del movimento, ora arriva anche il braccio di ferro a distanza tra i vertici verdi e il capogruppo luganese. Si è arrivati alla resa dei conti? Anche qui Beretta-Piccoli non si trattiene e lancia le sue bombe. "Se fossi nel coordinatore Sergio Savoia prenderei e me ne andrei. Di questo disastro è un po' responsabile", e ancora, "sostengo la posizione di Greta, e voglio anche ricordare che il merito della riuscita dell'iniziativa "Salviamo il lavoro in Ticino" è proprio suo (di Greta) e non di altri".
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Christian Fini
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