
Il risultato sulla riforma fiscale e sociale è stato risicato (50,1% dei sì, 49,9% dei no) e anche chi ha votato a favore commenta in modo critico l'esito delle urne. Come il vice-presidente dell'UDC Alain Bühler che, facendo notare la bassa affluenza, ritiene che non c'è proprio nulla da festeggiare.
"Io non festeggerei per un risultato simile" commenta Bühler sulla sua pagina Facebook. "Abbiamo un Cantone nettamente spaccato in due sul tema, e un'altra gran parte è restata in silenzio, cioé un cattivo segno, l'ennesimo che dimostra inesorabilmente uno scollamento in atto tra Politica e Popolo".
Bühler stesso ammette di non aver fatto salti mortali per la riforma, ma ha votato sì perché "c'è una parte buona della nostra economia che non campa sul frontalierato e non paga salari da fame, che va sostenuta e per quanto possibile trattenuta sul nostro territorio". Una riforma inoltre che è dettata "dalla necessità di aggiornare la nostra attrattività fiscale in vista della riforma fiscale federale; non è quindi un guizzo proattivo del nostro direttore delle finanze cantonale, bensì una conseguenza dettata da decisioni superiori".
Bühler avrebbe preferito che il Parlamento addottasse degli emendamenti proposti dall'UDC per sgravare il ceto medio, ovvero quella fascia della popolazione "troppo ricca per rientrare nei parametri delle prestazioni sociali, come i sussidi LAMal, ma troppo povera per pagare le tasse e le imposte che da anni ormai la strozza".
"Così non è stato" commenta Bühler. "Governo e una maggioranza del parlamento hanno tirato dritto per la loro strada, incuranti dell'opinione pubblica, e questo è il risultato. Festeggino pure, ma il 49.9% di coloro che hanno detto NO a questa riforma una parte di ragione ce l'hanno e al prossimo giro, magari con progetto di riforma ancora più importante, potrebbero essere molti di più... Allora non ci sarà più nulla da gongolare. Chissà se qualcuno se lo farà oggi un esame di coscienza...".
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