
Vuole porre un freno all’”altra pandemia”, ovvero quella dei femminicidi e delle violenze di genere, il collettivo “Io l’8 ogni giorno”. Dopo i fatti di Solduno, le femministe tornano a chiedere interventi sul piano legale.
Contro le armi in casa
In particolare, le attiviste chiedono di riflettere sull’alto tasso di armi pro capite in Svizzera: “Appare logico, ma è confermato anche da studi e statistiche che, soprattutto nell’ambito domestico, la presenza o l’impiego di armi da fuoco rappresenta un potenziale di violenza e pericolo considerevole. Pertanto, la correlazione tra disponibilità di armi da fuoco e femminicidi è scientificamente provata”.
Un braccialetto elettronico su cui ci sono dubbi
Io l’8 ogni giorno avanza dei dubbi anche sulla messa in pratica, a partire dal 1° gennaio, di un nuovo articolo del Codice civile, che prevede l’utilizzo di un braccialetto elettronico da parte dell’autore di violenze su richiesta della vittima. “Anche il nostro Cantone deve prepararsi e, visto che in media la polizia ticinese interviene 4 volte al giorno per violenza domestica, le nostre autorità hanno pensato che acquistare 5 braccialetti elettronici sia un investimento iniziale adeguato al contesto...” Sullo stesso tema, le attiviste temono che la sorveglianza dei violenti a cui è ingiunto il porto del braccialetto non sia sufficiente, in quanto “La nuova procedura avviene in ambito civile e non penale, quindi prevede una sorveglianza passiva dell’autore di violenze e non permette un intervento immediato delle forze dell’ordine in caso di mancato rispetto del distanziamento”.
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