
Si acuisce lo scontro tra Sergio Savoia (Verdi) e Fiorenzo Dadò (PPD). Già a inizio gennaio i due deputati, al termine di una seduta della Commissione della gestione, si resero protagonisti di un furente battibecco che alcuni definirono "scena da saloon". Non si arrivò alle mani, ma poco ci mancò.
E ora, da quando sono emerse le origini meridionali del coordinatore dei Verdi, Dadò non ha perso l'occasione di utilizzarle quale arma contro il suo avversario. "Questo modo sistematico di attaccare le persone, ridicolizzarle e schernirle, non appartiene alla nostra cultura ticinese. Pertanto va rimandato al mittente e nel profondo sud da dove proviene" ha scritto recentemente su Facebook il capogruppo PPD.
Dadò ha precisato di aver parlato di "profondo sud" in riferimento alle modalità del dibattito politico e non alle origini personali dei suoi protagonisti. Ma oggi, sul proprio blog personale, Sergio Savoia ribatte alle affermazioni di Dadò e rilancia con accuse altrettanto, se non più, pesanti.
Savoia esordisce spiegando come Fiorenzo Dadò, "figlio del più famoso Armando", continui ad attaccarlo, non solo sui social network, ma anche in Parlamento e nei comunicati stampa del suo partito, sempre in relazione al suo essere figlio di immigrati.
Per cui Savoia vuole "facilitare il lavoro" a Dadò facendogli una confessione. "Sì, sono colpevole" scrive il leader verde. "Sono figlio di immigrati. Stranamente (riprova della mia perversità) non me ne vergogno. Anzi, sono fiero, di essere figlio di gente onesta e mite venuta 53 anni fa dal sud d'Italia (un tempo insufficiente perché Dadò li consideri suoi concittadini, evidentemente). Gente che ha lavorato tutta la vita, facendo lavori umili e duri. Gente che si è rotta la schiena quando quelli come Dadò grazie al padre famoso e ricco, crescevano nella bambagia. Gente che cammina, e mi ha insegnato a camminare, a testa dritta."
"Questa gente" prosegue Savoia, "ha costruito una parte di questo paese con il loro sudore e la loro devozione, lavorando fianco a fianco a colleghi ticinesi o ad altri stranieri. (...) I ticinesi sanno benissimo che la vera divisione non è tra puri e meno puri, ma quella tra ricchi figli di papà e quelli che "non sono figli di nessuno", come me."
"Io sono nato qui, a Faido, 50 anni fa, figlio di genitori lavoratori e poveri" continua Savoia. "In questo paese son cresciuto, in questo paese ho fatto il servizio militare, ho studiato, messo al mondo figli, pagato le tasse, ecc. In effetti pensandoci bene, sono stato qui più a lungo di Dadò, ma non avendo il suo ricco pedigree, evidentemente non sono svizzero abbastanza. Qui sono stato eletto al Gran Consiglio e da allora ho servito questo paese, il mio paese, come meglio ho potuto e continuerò a farlo, con buona pace dei razzistelli nostrani."
Poi, dopo alcune considerazioni sul post 9 febbraio, Savoia se la prende con la presunta xenofobia di Dadò. "Il discorso che fa Dadò e gli amichetti suoi, con il loro compiacimento maligno, è genuinamente razzista. Altro che dare degli xenofobi a quelli che hanno votato sì. E denota una deprimente mancanza di argomenti. Non sono patrizio. Vero. Anzi, sono proprio plebeo. Non tuttisi chiamano Dadò, Pelli, Pedrazzini. Ma tutti hanno il diritto di vivere, esprimersi e fare politica senza farsi rinfacciare la propria origine. Tutti hanno il diritto di essere giudicati per quel che sono."
E poi Savoia rincara la dose. "Persone come Dadò, figli di papà ricchi viziati e arroganti pensano di poter dividerci in puri e meno puri. Come facevano i nazisti. Dadò potrebbe anche fornire dettagli per capire quando uno è ticinese puro. Da quante generazioni deve vivere qui? Può avere uno dei due genitori straniero oppure questo rovina il pedigree? Può accoppiarsi con una donna di fuori oppure questo rovinerebbe il pool genetico? E uno di Chiasso è puro come uno di Cevio, visto l'andirivieni di gente che c'è giù in pianura? Tutte questioni già affrontate in dettaglio negli anni '20. Esiste una ricca letteratura in tedesco e in afrikaans, con interessanti illustrazioni in bianco e nero."
"I ticinesi, quelli veri, sono più intelligenti, aperti e umani di questi signorotti di campagna" scrive ancora Savoia. "Sono gente meravigliosa che hanno accolto i miei genitori dapprima con diffidenza ma poi con umanità e calore e tra i quali io sono nato, vivrò e morirò."
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