
Uno degli architetti più rilevanti della storia. Tra le sue opere, per dirne alcune, la riprogettazione di Ground Zero con il suo One World Trade Centera New York, il Museo Ebraico di Berlino e il City Life di Milano. Ma Daniel Libeskind ancora prima di essere un architetto è un visionario, che vuole raccontare con i suoi lavori il passato e il futuro. Perché la memoria è importante, ma lo è anche progettare spazi dove le persone possano incontrarsi e contribuire a vivere e creare un mondo migliore.
Delle sue idee e delle sue visioni l'architetto di origini polacche ha discusso durante la conferenza organizzata dal MAGA di Gallarate, dove Ticinonews.ch, unica testata ad aver avuto questo onore, ha avuto la possibilità di incontrare e interloquire personalmente con Libeskind, che si è dimostrato persona molto cordiale e disponibile.
Daniel Libeskind, si trova qui al MAGA dove c'è in corso una mostra su Jack Kerouac. Nel suo lavoro si lascia ispirare da questo genere di artisti?Kerouac ha avuto una vita incredibile, vissuta per le strade, in giro per il mondo, approcciandosi a diverse culture e religioni. Indubbiamente questo genere di esseri umani sono in grado di ispirare non solo artisti ma anche architetti per la visione rivoluzionaria che hanno avuto. Il semplice essere nato non è abbastanza per farti sentire vivo. Ed è proprio per questo che mi lascio ispirare da tutto quello che vedo: il nostro mondo è pieno di cose incredibili, è un peccato non assorbirne la loro essenza.
Nelle sue opere cerca di mantenere un'armonia con la natura e il luogo dove vengono costruite. Ma l'architettura è spesso sinonimo di cementificazione... Per questo non bisogna solo pensare alla costruzione in sé, ma a tutto quello che c'è intorno. L'architettura non può più essere limitata a costruire un edificio, ma a creare spazi per le persone, che diano la possibilità di ritrovarsi socialmente e rivedere le città e i quartieri come luoghi di aggregazione.
Sono le valutazioni che ha fatto nella progettazione di City Life a Milano?Esattamente. Ho voluto rivedere la griglia della città, per fare in modo che gli abitanti di una metropoli come Milano si riappropriassero del verde e di spazi dove si possono incontrare e vivere la città.
Questo vuol dire che molte città sono state costruite dimenticando le esigenze della società?Non sempre: a volte si è data la priorità all'urbanistica e alla circolazione delle auto, altre alla mera speculazione. Ma questo non cambia il fatto che siamo una comunità sociale, che ha bisogno di stare insieme. E che le cose possono essere ricreate.
C'è però un limite all'architettura?Una buona architettura non pensa solo all'estetica, ma anche all'efficenza e al rispetto del posto dove viene costruita, sia dal punto di vista ambientalistico che storico.
Quando è importante avere rispetto della storia nell'architettura?E' fondamentale, perché l'architettura, come l'arte, ti permette di raccontare la storia di una determinata regione senza parole. Ogni costruzione è un documento. Per questo deve essere coerente con la cultura locale. E, quando noi non ci saremo più, certi edifici saranno la testimonianza di quello che siamo stati.
Come ne è la testimonianza il Museo Ebraico di Berlino...Quello è un progetto non per i presenti ma per gli assenti. Perché le memorie sono state distrutte, è un museo dove non ci sono oggetti né persone. Ma dove ho cercato di fare in modo che la storia di innocenti perseguitati e tragicamente uccisi non sia dimenticata. Per capire il passato e non ripetere certi orrori in futuro. Ormai i musei non possono essere solo un "libro" o un "contenitore di oggetti": devono essere "democratici", accessibili a tutti e in grado di creare e raccontare un'identità.
Cosa ne pensa dell'architetto ticinese Mario Botta?E' un architetto "very strong" (letterale, ndr). Ha una visione differente dalla mia, ma d'altronde la musica non è fatta da una nota, bensì da tante che assieme compongono una melodia. Quindi mi piace pensare che sia io che Botta siamo due note che con il loro suono danno un contributo al magico pentagramma dell'architettura...
MS
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