
È stata notificata questa mattina alle parti la sentenza del Pretore del Distretto di Lugano Francesco Trezzini, nella causa avviata dall'avvocato Paolo Bernasconi contro Boris Bignasca e Meutel 2000 SA, nella loro qualità di direttore e di editore del sito Mattinonline.
Per la prima volta in una sentenza svizzera si conferma che colui che condivide un link di cui sono autori terze persone ne diventa pienamente responsabile. Infatti, le affermazioni diffuse sul conto dell'avv. Paolo Bernasconi da parte di alcune persone, in parte anonime, sono state condivise dal Mattinonline, organo ufficiale del partito Lega dei ticinesi, il quale, in questo modo, vi ha dato una visibilità accresciuta.
Una parte degli appellativi diffusi in questo modo sul sito Mattinonline sono stati considerati dal Pretore come "oggettivamente insultanti, in alcuni casi anche gravemente insultanti e di certo lesivi della personalità dell'istante (ossia l'avv. Paolo Bernasconi), senza poggiare su alcuna giustificazione".
La sentenza suddetta ha quindi confermato l'ordine al Mattinonline, tramite il suo direttore Boris Bignasca ed il suo editore Meutel 2000 SA, di cui è presidente Attilio Bignasca, di cancellare tutte le affermazioni insultanti e ha ordinato di pubblicare la decisione sul sito Mattinonline nonché sulla pagina Facebook di Mattinonline.
Poiché una parte delle denigrazioni non è stata considerata lesiva della personalità, il Pretore ha caricato le spese alle Parti metà per ciascuno.
Contro la decisione è possibile introdurre appello al Tribunale d'Appello. L'avv. Paolo Bernasconi intende presentare un'azione ordinaria di risarcimento alla Pretura, oltre ad introdurre denuncia penale contro Boris Bignasca e contro Attilio Bignasca, nonché contro gli autori delle affermazioni che il Pretore ha ritenuto "gravemente insultanti".
Boris Bignasca, dal canto suo, raggiunto ad Ascona dove si è recato per omaggiare la salma di Michele Barra, il consigliere di Stato leghista deceduto ieri, ha preferito astenersi dal commentare la sentenza. Le uniche parole che ha proferito sono un laconico "no comment".
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