
La morte di Bignasca è naturalmente al centro degli editoriali dei direttori delle testate giornalistiche cantonali. Per Giancarlo Dillena, del Corriere del Ticino Bignasca era il “Conducator che sconvolse la politica”. Un “punto di riferimento fondamentale e inaggirabile che dava voce ai sentimenti della gente”. “Se scompare Bignasca, scompare anche la Lega”. Queste le parole che Bignasca disse a Dillena durante una puntata di “Piazza del Corriere”. “Chiunque prenderà le redini del movimento potrà e dovrà farlo in modo diverso” continua Dillena “un tentativo di imitare il Nano sarebbe un fallimento”. Per Matteo Caratti, direttore de laRegione, Bignasca era uno “Scalpellino e picconatore, unico e irripetibile”. “Mise in prima persona la faccia (anche quando dietro vi erano e vi sono tuttora suggeritori interessati) i soldi (per finanziare il Mattino) e tanta naturale, istintiva, passionaccia, quella del bambino che (…) si diverte. Anche se perde.” continua Caratti. “Ha saputo intuire i timori del ceto medio di fronte alla globalizzazione “. “Impossibile volergli male – dice Caratti – Impossibile quando ti attaccava volgarmente, perché, non di rado, poi ti chiamava, quasi a volersi scusare”. Per Claudio Mésoniat, direttore del Giornale del Popolo, Bignasca aveva “Una grande passione per la giustizia”. “Giuliano Bignasca è uno che non ha mai messo a tacere dentro di se il senso di giustizia” dice Mésoniat. “Bisogna riconoscere che Bignasca non è mai andato nella direzione dell’ideologia, perché i limiti della politica li conosceva”. Mésoniat si chiede come mai la Lega abbia avuto tanto successo: “Credo che Bignasca sia salito in politica in uno di quei momenti storici in cui una proposta dirompente come la sua poteva avere terreno fertile”. “Far leva sul senso elementare di giustizia – continua Mésoniat – in quel momento, ma ancora oggi, voleva dire intercettare un’esigenza comune di respiro di liberazione dal soffocamento dell’ipocrisia sociale e politica”.
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