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Ticino
Insegnare l'Islam nella scuola? Il Governo risponde
Redazione
13 anni fa
Un'interrogazione inoltrata da Michele Guerra chiedeva lumi in merito all'introduzione della religione come materia di studio in Ticino

Insegnare l'Islam nella scuola pubblica? Il deputato leghista Michele Guerra aveva chiesto lumi al Governo in seguito a un articolo apparso sulla stampa nel quale un Imam ticinese aveva proposto d''introdurre la religione come materia d'insegnamento per "impedire che i giovani musulmani che vivono in Occidente cadano nelle trappole di individui o gruppi estremisti". Affermazioni che Guerra aveva reputato sconcertanti e che lo hanno portato il giugno scorso a interrogare il Governo, che risponde quest'oggi.

"Premettendo che mai una proposta del genere è stata avanzata né formalmente né informalmente" esordisce la nota governativa "il Consiglio di Stato non ritiene che lo strumento dell'interrogazione possa venir usato per chiedergli di commentare in maniera approfondita affermazioni di stampa". Il Governo ricorda che le chiese riconosciute dalla Costituzione cantonale sono due (cattolica ed evangelica), le quali hanno la personalità di diritto pubblico, elemento che ha portato al varo due leggi ad hoc e al loro coinvolgimento per l'istruzione religiosa nelle scuole.

Alla domanda se non ritiene la richiesta impossibile da accogliere di fronte a un'eventuale equità di trattamento tra religioni minotarie, il Consiglio di Stato replica che "sarà probabilmente la reciproca conoscenza tra culture e religioni più che l'istruzione religiosa di questa o quella fede a dover giocare un ruolo attivo a favore del mantenimento nella nostra pacifica convivenza civile".

Sullo sfondo di una realtà sempre più multiculturale e multireligiosa, il Governo ritiene che gli elementi locali e radicati quali le tradizioni del nostro cantone debbano stare al passo coi tempi: "Saper trasmettere e rielaborare gli elementi fondamentli della nostra cultura, in costante ed ovvia evoluzione, in una visione pluralistica, quindi considerando diversi punti di vista, e storicamente radicata nella realtà, quindi sulla base della conoscenza del passato, significa prima di tutto riconoscere che tali elementi fondamentali non sono immutabili. Anche gli "elementi locali" e le "tradizioni non sono dati per sempre, ma si modificano nel tempo, nascono e muoiono come ogni altro elementro della vita di qualsiasi collettività".

E conclude: "Il presente si comprende solo avendo piena cognizione del passato, ma è con questo bagaglio che poi si costruisce il futuro, il quale non è mai reiterazione di quanto accaduto nei secoli addietro, bensì sempre un novum ed una sfida, da affrontare senza pregiudizi o timori".

Il deputato leghista non si dice completamento soddisfatto della risposta del Governo, e replica: "Questa ben poca disponibilità nel mostrarsi favorevoli ad una difesa delle tradizioni locali, relativizzandole addirittura, come detto, lascia basiti. Per quanto mi riguarda, le tradizioni locali non "nascono e muoiono" così semplicemente come afferma il Governo, ed anzi, vanno difese per evitare che appunto muoiano".

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