
L’inquinamento da ammoniaca del fiume Lavizzara causò nell’agosto del 2008 una vera e propria strage di trote, morirono all’incirca quattro mila pesci. La sostanza tossica proveniva dall’impianto di raffreddamento della pista di ghiaccio di Prato Sornico. Due i responsabili dell’inquinamento secondo il procuratore pubblico Moreno Capella, che aveva emesso un decreto d’accusa proponendo per i due pene pecuniarie sospese e una multa, per aver intenzionalmente riversato l’ammoniaca in un pozzo, che poi defluiva nel fiume. I due però, un luganese di 69 anni e un 49enne italiano, addetti alla manutenzione della pista, contro la condanna per infrazione alla legge federale sulla protezione delle acque si sono opposti. Oggi dunque la vicenda è approdata in Pretura penale a Bellinzona. Stamattina si è svolta l’audizione del primo imputato, il 49enne, tecnico frigorista. Nel pomeriggio, tutti in auto per un’oretta e mezza. Il dibattimento infatti, si è spostato, pre così dire, proprio a Prato Sornico per un sopralluogo richiesto dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Emanuele Stauffer e Goran Mazzuchelli. Una circostanza piuttosto insolita che ha comunque permesso al Pretore e alle parti di capire e di vedere dal vivo come funziona l’impianto per il raffreddamento della pista valmaggese. Una pista che regolarmente necessita di opere di manutenzione, tra cui lo scarico dell’ammoniaca residua. Ammoniaca che finì nella Lavizzara non solo il 18 agosto del 2008, quando ci fu la moria di pesci, ma anche ad inizio giugno. In aula, davanti al Pretore Marco Kraushaar, il 49enne ha infatti raccontato di aver scaricato, diluiti in acqua, dei residui d’ammoniaca della pista, nel pozzo che poi si sono riversati nel fiume. Una procedura che gli era stata indicata dall’altro imputato. Il 69enne, ex idraulico di impianti sanitari, che sarà sentito domattina. Domani quindi si tornerà in aula. Ci sarà l’audizione di alcuni testimoni, la requisitoria, le arringhe e in serata la sentenza. Il rpetore dovrà inoltra decidere sul risarcimento di 75 mila franchi chiesto dall'Ufficio caccia e pesca che si è costituito parte civile ed è rappresentato dall’avvocato Marco Broggini. [email protected]
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