
“Sono inquietanti le similitudini tra l’episodio avvenuto quella mattina e la discussione avvenuta in discoteca che fu origine dell’omicidio di via Odescalchi”, ha detto il giudice Mauro Ermani commentando la sentenza per la rissa avvenuta il 23 giugno 2018 al penitenziario della Stampa. L’italo-brasiliano 30enne che ha scatenato il litigio prendendosela per le grida mattutine di un altro detenuto “ha dimostrato di non aver capito nulla”. Parimenti, ha spiegato come il gruppo di albanesi abbia dei problemi di fronte a quella che ritengono una “lesa maestà”, credendosi padroni del carcere.
Dalle immagini, guardandole con attenzione, ha spiegato il giudice, si riesce a vedere chi fa cosa. Per questo Mauro Ermani ha stabilito che sette degli otto imputati sono colpevoli di rissa. L’unico prosciolto è l’altro condannato per via Odescalchi, il 30enne svizzero di origine ucraina, “le ha prese ed è evidente che è intervenuto per difendere l’amico italo-brasiliano”, ha commentato il giudice, per questo non è stata ravvisata per lui una responsabilità penale.
L’albanese, che gridando quella mattina aveva scatenato il tutto, è stato ritenuto il maggiore responsabile, per lui una condanna a sei mesi di carcere. Così anche l’italo-brasiliano, che ha preso 5 mesi solo in virtù della sua collaborazione. Cinque, quattro e tre mesi per gli altri cinque partecipanti, in base al loro grado di partecipazione alla scazzottata.
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