
Cosa vuol fare la BSI? Lo chiede l'UDC Ticino, dopo aver preso atto dei 160 licenziamenti annunciati giovedì scorso dall'istituto bancario.
In questi giorni che hanno seguito l'annuncio, che era nell'aria da tempo, l'UDC dice di essere rimasta pazientemente in attesa che la direzione dell'istituto fornisse qualche delucidazione in più sulla triste vicenda. Il partito sostiene di aver altresì aspettato che l’Associazione bancaria ticinese si chinasse sul problema e che i sindacati assumessero un ruolo più profilato nella difesa dei collaboratori.
"Niente di tutto questo" scrive l'UDC Ticino in un comunicato stampa odierno. "A distanza di quattro giorni, il silenzio regna sovrano."
L’UDC, invece, "vorrebbe sapere che intenzioni e progetti ha realmente la BSI per restituire un minimo di serenità alla piazza finanziaria di questo cantone e si aspetta, quantomeno, che la direzione operi scelte consone ai provvedimenti di cui ha beneficiato nel corso degli anni."
"Dopo la recente vendita al gruppo finanziario brasiliano Btg Pactual" proseguono i democentristi, "gli svizzeri hanno il diritto di sapere se dovranno pagare l’ennesimo scotto di scelte su cui non hanno ricevuto alcuna informazione degna di questo nome, o se la manodopera indigena sarà tutelata attenendosi alle indicazioni politiche tracciate recentemente dai cittadini."
L'UDC Ticino conclude ribandendo che la clausola della preferenza indigena, "chiesta dall’iniziativa “Prima i nostri” e, de facto, già avallata lo scorso 9 febbraio", non deve rimanere lettera morta.
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