
"Crediamo sia assolutamente inopportuno, in questo momento, procedere alla riapertura delle scuole in Ticino a partire dall’11 maggio". Così il Gruppo della Lega dei Ticinesi in Consiglio Comunale di Chiasso allo stesso Municipio.
"Il responsabile della Divisione malattie trasmissibili all’Ufficio federale della sanità pubblica, Daniel Koch, in occasione della conferenza stampa del Consiglio federale aveva dichiarato che i bambini, soprattutto i più piccoli, sarebbero “poco toccati dalla malattia, spesso non si ammalano e non sono vettori di diffusione dell’epidemia”. Un’affermazione, questa, "in palese contraddizione con quanto dichiarato solo poco dopo e ribadita poi più volte dal Medico cantonale Giorgio Merlani il quale ha spiegato che quanto dichiarato dal dottor Koch non è una cosa che si può affermare con assoluta certezza e che occorre dunque cautela".
Sulla base di questi elementi, dunque, il Gruppo della Lega dei Ticinesi di Chiasso ritiene "incauta la riapertura delle scuole dell'11 maggio". E, ribadiscono, "sarebbe invece auspicabile che le scuole rimanessero chiuse fino alla fine dell’anno scolastico e che riaprissero nel mese di settembre, con modalità di sicurezza e tutela della salute da definire attentamente, implementando ulteriormente l’apprendimento a distanza (che in queste settimane si sta rivelando efficace), continuando però a garantire il servizio accudimento come finora".
Le ragioni della richiesta sono da collegare con la messa in circolazione di tutto un meccanismo scolastico che comporta spostamenti, personale adulto, docenti, genitori che tornano al lavoro e frequentano a loro volta altri colleghi. Così dunque si verrebbe a formare una "catena pericolosa di contatti che genererebbe un ulteriore forte rischio di contagio per i nonni di questi ragazzi ai quali verrebbero comunque affidati dai propri genitori a partire da metà giugno; dunque potenziali vettori del virus che potrebbero infettare anche le cosiddette categorie a rischio quali anziani e adulti con patologie pregresse".
In questo senso, concludono, "auspichiamo che il Municipio di Chiasso si faccia parte attiva in questa istanza, comunichi al Consiglio di Stato questa posizione e che ribadisca la necessità di ottenere per il nostro Cantone una “finestra di crisi” per una chiusura anticipata dell’anno scolastico, tenuto conto oltretutto che in Ticino le scuole chiudono prima rispetto agli altri Cantoni".
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