
Una lanterna svizzera fiacca e svilita nella forma. Con questa immagine parte anche in Ticino la campagna contro l’iniziativa sulle armi, sulla quale dovremo esprimerci il prossimo 13 febbraio. Perché votare No, lo ha spiegato stamani il presidente del comitato cantonale. Per il consigliere nazionale Norman Gobbi, l’iniziativa - che ricordiamo chiede che le armi di servizio vengano tenute negli arsenali, e che quelle superflue vengano ritirate dalla circolazione – è inutile e dannosa. Norman Gobbi ha spiegato che “la legislazione federale in materia di armi è stata inasprita nel corso degli ultimi anni. Per poter acquistate un’arma si devono adempiere requisiti ben chiari e si devono adempiere a formalità per l’acquisto, la permuta o la donazione e successione ereditaria”. Numerose le personalità politiche ma non solo che figurano nel comitato cantonale: Filippo Lomabardi, Fabio Abate, Fulvio Pelli e i presidenti Gianora Jelmini e Bisgnasca. A livello federale sono un centinaio le organizzazioni contro l’iniziativa. Secondo il deputato grigionese Martino Righetti un si, significherebbe calpestare alcuni fondamentali valori svizzeri. Per Fabio Regazzi chi afferma che i cacciatori non saranno interessati da questa iniziativa, mente: “a livello nazionale verrà richiesto un esame da parte di uno psicologo che dovrà verificare l’idoneità di ogni cacciatore a detenere un’arma con tutte le implicazioni che ciò comporta sia da un punto di vista amministrativo che dei costi”. Quanto all’assioma “meno armi, meno suicidi”, battuto dai favorevoli, si tratta di un’argomentazione tendenziosa ha detto il medico Pio Fontana citando alcune ricerche che mostrano come non vi sia nessun riscontro positivo laddove le armo sono state ritirate. L’esempio citato dal medico è quello della Gran Bretagna: “nel 1997 sono state ritirate tutte le armi da fuoco corte in mano a privati. Nel 2005 gli omicidi a mano armata erano aumentati del 25 %”. [email protected]
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