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Ticino
Iniziativa SSR, l'offensiva della Corsi: «Il servizio pubblico è per tutti, non fatto ad hoc»
Redazione
2 giorni fa
L'iniziativa «200 franchi bastano!» al centro dell'assemblea straordinaria della Corsi. La presidente Giovanna Masoni Brenni: «Si paga per dare a tutti la possibilità di avere accesso al servizio pubblico in qualsiasi momento»

L’8 marzo si deciderà il futuro della SSR. Alle urne, infatti, gli svizzeri saranno chiamati ad esprimersi sull'iniziativa popolare «200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)». Un tema al centro dell’assemblea straordinaria della Corsi, la società regionale SSR che rappresenta il pubblico della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI). Quali sarebbero le conseguenze di un «Sì»? Ne abbiamo parlato con la presidente Giovanna Masoni Brenni.

Le conseguenze? «Un dimezzamento dell'azienda»

Partendo dalle conseguenze di un «Sì» all'iniziativa, Masoni è chiara: «Detto in una parola? Il dimezzamento dell'azienda di servizio pubblico radiotelevisivo, per noi la Rsi». I favorevoli al testo, però, garantiscono che il mandato pubblico non verrebbe toccato. «C'è un grosso equivoco», prosegue la presidente. «Che cosa non sta nel mandato pubblico? Oggi tutto quello che viene fatto rientra in questo».

Ecco cosa si paga

Un'altra delle obiezioni dei favorevoli all'iniziativa è che i contribuenti sono costretti a pagare per una serie di contenuti che magari non guardano, non sono interessati. A questo cosa risponde Masoni Brenni? «Il servizio pubblico radiotelevisivo, proprio perché pubblico, non è fatto solo per il consigliere nazionale o il banchiere, ma anche per l'operaio e l'impiegato. Non è fatto solo per chi sta in città, ma anche per chi vive in campagna o nelle valli». In altre parole: «È, per definizione, un servizio per tutti, h24 e 7/7, fruibile in qualsiasi posto della Svizzera e per chiunque». Insomma, conclude, «non si paga per quello che si consuma, ma per la possibilità di avere la nostra voce accessibile in qualsiasi momento».