
Il prossimo 13 febbraio saremo chiamati alle urne per votare sull’iniziativa “protezione dalla violenza perpetrata con le armi”. Questa mattina il comitato favorevole ha spiegato perché votare sì. Un orso di peluche sanguinante trafitto da un proiettile. Con questa immagine parte oggi la campagna a favore dell’iniziativa contro la violenza perpetrata dalle armi, sulla quale dovremo esprimerci a livello federale il prossimo 13 febbraio. Sottotitolo: “Proteggiamo la famiglia”. Le armi da fuoco – e sono circa 2 milioni e mezzo quelle che circolano nelle case svizzere – ogni anno causano 300 decessi. Secondo il comitato favorevole all’iniziativa, riducendo il numero delle armi in circolazione, si potrebbe diminuire il numero dei decessi. Il testo dell’iniziativa chiede dunque che i fucili militari vengano depositati negli arsenali e che si crei un registro nazionale delle armi. Quello cantonale, già esistente, secondo il comitato non è sufficiente. Secondo la consigliera nazionale PS Marina Carobbio favorevole dell’iniziativa “si tratta di centralizzare a livello nazionale i registri cantonali, in modo che le autorità possano avere un accesso rapido alle informazioni di chi possiede queste armi”. A sostenere l’iniziativa, una coalizione di 70 organizzazioni e partiti. Punto fondamentale, i suicidi: “se ci sono meno armi, sostiene il comitato, i suicidi diminuiscono”. Numerosi studi, citati stamani in conferenza dimostrano in effetti come la presenza di armi facilita il passaggio all’atto, sia in caso di omicidi che di suicidi. L’iniziativa popolare – è stato più volte sottolineto stamani in conferenza stampa - non ha nulla contro tiratori sportivi, cacciatori e collezionisti, che potranno continuare a disporre delle loro armi. [email protected]
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

