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Iniziativa «200 franchi bastano», per l’ACSI è uno «sconto ingannevole»
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
7 mesi fa
L’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera Italiana (ACSI) invita a lottare contro lo smantellamento del servizio pubblico radiotelevisivo e a respingere l’iniziativa «200 franchi bastano» in votazione il prossimo 8 marzo

L’iniziativa «200 franchi bastano» – in votazione il prossimo 8 marzo – è finita nel mirino anche dell’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera Italiana (ACSI), secondo la quale i promotori insistono sul risparmio che la massiccia riduzione del canone porterebbe a cittadini e aziende, «ma non dicono che cosa si perderebbe». Per l’ACSI si tratta infatti dell’ennesimo «sconto ingannevole»: per avere 100 franchi di risparmio all’anno (meno di 30 centesimi al giorno) le consumatrici ed i consumatori della Svizzera italiana «ci rimetterebbero tantissimo». Per l’ACSI, il rischio di una riduzione dell’offerta in lingua italiana «è concreto», come anche la «perdita di copertura mediatica sul territorio e di trasmissioni dedicate non solo all’informazione dei consumatori, ma anche alla loro formazione culturale e all’intrattenimento». Per sostituire questa «preziosa offerta» – sottolineano – ci si ritroverebbe «in balia dei grandi colossi esteri finendo con lo spendere di più, per avere di meno e di minor qualità».

«Per la Svizzera italiana un clamoroso autogol»

«Le ricadute positive sul territorio della Svizzera italiana sono indiscutibili». Motivo per cui votare a favore dell’iniziativa «equivarrebbe a un clamoroso autogol soprattutto per il Ticino, ma anche per le Valli del Grigioni italiano che attualmente beneficiano del lavoro della RSI e della sua presenza capillare». l lavoro svolto dalla RSI in materia di informazione dei consumatori, per ACSI «è insostituibile». ACSI ha poi citato il paesaggio mediatico attuale, secondo la quale si caratterizza per un moltiplicarsi di piattaforme digitali, «che amplificano senza filtri fonti e informazioni false». Gli algoritmi delle piattaforme, spiegano, «non sono governati dal desiderio di trasmettere un’informazione attendibile». In questo contesto, la presenza di un punto di riferimento sicuro quale il servizio pubblico radiotelevisivo «è sempre più indispensabile. Non di meno, sia la SSR che la RSI sono aziende tenute a considerare le critiche e l’ACSI non ha mai mancato di far notare imprecisioni e punti di miglioramento». Se cadrà il servizio pubblico «non sarà più possibile migliorarlo».

Questione democrazia

La democrazia semi-diretta e le quattro lingue nazionali che caratterizzano la Svizzera rappresentano per l’Associazione un sistema «che per funzionare correttamente necessita di un servizio pubblico che abbia i mezzi per lavorare bene». Il servizio pubblico permette infatti la rappresentazione delle diverse realtà regionali, anche in ambito sportivo e culturale. Per tutti questi motivi l’ACSI raccomanda alle consumatrici e ai consumatori della Svizzera italiana di non lasciarsi ingannare e di «difendere il servizio pubblico l’8 marzo, evitando quello che sarebbe un incredibile autogol per le nostre regioni periferiche e un danno per il paese intero».