
Traffico, penuria di alloggi, cementificazione e criminalità alle stelle. Secondo i favorevoli queste sono le ragioni per approvare l'iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)» su cui si voterà il 14 giugno. Secondo i contrari, invece, è la soluzione sbagliata a problemi reali, causerà un aumento dei frontalieri e peggiorerà le condizioni lavorative e pensionistiche di tutti.
Quel «vecchio fantasma della destra»
«Siamo arrivati a un punto in cui non è più sostenibile il ritmo di crescita che ha la Svizzera rispetto anche ad altri Paesi europei», ha dichiarato a Ticinonews il capogruppo UDC Alain Bühler. «Negli ultimi 25 anni siamo cresciuti di quasi 2 milioni di persone e non è più sostenibile. Quindi la risposta che diamo ai cittadini con questa iniziativa è quella di porre un tetto che ponga, però, anche lo Stato e l'economia ad autoregolarsi nel ricercare manodopera e nel far immigrare le persone in Svizzera o in Ticino. In fondo a questo periodo c'è ovviamente la libera circolazione che non è compatibile con quello che è la sostenibilità della crescita demografica in Svizzera».
Per Giangiorgio Gargantini, segretario regionale di UNIA, alcuni dei problemi sollevati dagli iniziativisti sono reali, ma la soluzione proposta è sbagliata: «Mettere un tetto massimo alla popolazione è un vecchio fantasma della destra populista di questo Paese. Quello dell'UDC non è un interesse ecologico o sociale. Il vero problema è legato ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori ed è per questo che il sindacato è schierato contro l'iniziativa». Un'affermazione alla quale il democentrista ha risposto ricordando che «l'iniziativa è sostenuta anche da persone che hanno un passato migratorio e che, semplicemente, si rendono conto che la situazione non è più sostenibile». Inoltre, «l'iniziativa non pone un limite, un argine, uno stop immediato, permette comunque a quarantamila persone di giungere in Svizzera ogni anno. Quindi non genererà caos», ha concluso Bühler.
La libera circolazione
Le problematiche riscontrate in Ticino sul mercato del lavoro «non sono legate alla libera circolazione», secondo Gargantini, «ma il problema è l'utilizzo che si fa della frontiera. E una parte del padronato ticinese, sempre più importante purtroppo, sfrutta questa frontiera per massimizzare i profitti facendo dumping salariale. Ancora una volta problemi in parte reali, soluzioni sbagliate». Di tutt'altra idea, ovviamente, Bühler: «Dobbiamo andare alla radice del problema ed eliminarlo. E la causa di tutti i problemi in Ticino è la libera circolazione».

