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L'intervista
Influenza stagionale, Merlani: "Il picco è superato, i casi iniziano a diminuire"
Redazione
3 anni fa
È quanto spiegato a Ticinonews dal medico cantonale, con il quale abbiamo fatto il punto della situazione per quanto riguarda l'influenza stagionale.

Influenza stagionale, sintomi, incidenza e "Long Cold". Con il medico cantonale Giorgio Merlani abbiamo fatto il punto della situazione in Ticino partendo da una cartina della Svizzera pubblicata dall'Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp), dove si vede come il nostro Cantone e quello dei Grigioni siano le regioni con più consultazioni per i sintomi di tipo influenzale ogni 100mila abitanti. "Guardando il grafico", spiega Merlani, "si nota che l'incidenza è scesa rispetto a due-tre settimane fa, quando si registrava il picco. Si sa che l'andamento di quasi tutti i virus stagionali è quello di fare una curva, raggiungere un picco e scendere". Ma non stanno diminuendo solo i casi di influenza, perché "anche quelli di Covid sono in discesa".

Più casi di Covid o più di influenza? E i tamponi si fanno ancora?

"Di tamponi attualmente se ne fanno pochissimi, sono riservati alle situazioni cliniche. In passato si facevano questi test per una sorveglianza epidemiologica, per capire com'era l'andamento e per mettere in atto le adeguate contromisure. Adesso questi non sono più riconosciuti e pagati, quindi vengono effettuati solo dai medici per decidere che tipo di trattamento dare ai pazienti. Sia dalle analisi cliniche, sia da quelle delle acque reflue, sappiamo che i casi di influenza hanno oggi superato quelli di coronavirus. Se fino a Natale quest'ultimo era in assoluto la virosi più frequente, adesso l'influenza lo ha superato: circa un terzo dei casi registrati sono da imputare al virus influenzale e meno della metà al Covid, mentre il restante è causato da altri virus".

Rispetto ai picchi influenzali del passato è cambiato qualcosa?

"Quasi ogni anno la situazione cambia, nel senso che a volte il picco può essere anticipato e altre ritardato. Ma può anche essere più o meno alto. Generalmente la durata è sempre abbastanza simile, nei libri di medicina si parla di 14 settimane. Logicamente a volte può cambiare. Importante è che il picco mostrato nel servizio ha due caratteristiche interessanti: non è solo il più alto, ma nell'inverno 2016/17 è stato registrato anche un secondo aumento dei casi. Il primo era legato all'influenza A e il secondo alla B, una prima storica". 

 L'impressione è che i sintomi influenzali quest'anno siano più forti, è veramente così?

"Forse non abbiamo avuto l'influenza per qualche anno e adesso ci lamentiamo che sia forte. In realtà quanto si sta registrando attualmente a livello di impatto sia in termini ospedalieri, sia di complicazioni, non si differenzia in modo significativo rispetto all'esperienza storica. Non abbiamo quindi elementi per dire -a livello globale- se sia più grave. Abbiamo però osservato che alcune persone hanno fatto i due virus: influenza e Covid. Una tendenza dimostrata anche a livello di laboratorio. Un fenomeno, va detto, che non è completamente strano perché sappiamo che le infezioni virali indeboliscono il sistema immunitario e lasciano aperta la possibilità di contrarre ulteriori infezioni".

Sulla stampa italiana c'è chi parla di "Long Cold", un raffreddore che non passa. È un fenomeno riscontrato anche alle nostre latitudini?

"A livello scientifico non circolano voci su una nuova malattia che si chiama 'Long Cold', e bisogna fare attenzione al parallelo con il 'Long Covid'. Quest'ultimo è una malattia seria, una patologia complessa. Il primo potrebbe invece essere legato al discorso che facevo prima, quindi alle due malattie contratte una dietro l'altra. Se 'Long Cold' significa prendere prima il Covid e poi l'influenza, può insomma starci".