
Dispiacere, delusione, tristezza. Sono questi i sentimenti che dominano tra i granconsiglieri ticinesi che, in un modo o nell'altro, si erano attivati nei mesi scorsi per chiedere al Governo di concedere un permesso umanitario ai giovani Arlind Lokaj e Yasin Rahmany, entrambi colpiti da una decisione di espulsione dalla Svizzera.
Oggi è finalmente giunto il responso del Governo ticinese, che conferma l'espulsione di Arlind ma che dà ancora speranza a Yasin, per il quale verrà chiesto un permesso speciale a Berna.
"Provo grande dispiacere per il ragazzo, immagino che questa notizia gli faccia male" dichiara il capogruppo PLR Christian Vitta, il quale aveva depositato una mozione in favore del giovane kosovaro insieme ai capogruppo di PPD, PS e Verdi. "Non so i dettagli sul perché si sia arrivati a questa decisione e non conosco gli esatti margini di manovra di cui poteva disporre il Governo. Ma certamente questa è una notizia che può solo suscitare dispiacere e delusione, anche alla luce della grande solidarietà popolare espressa per Arlind, segno di quanto fosse integrato e benvoluto in Ticino."
"Inoltre" aggiunge Vitta, "quello che lascia l'amaro in bocca è il fatto che un ragazzo rimane qua per diversi anni, si integra, si fa degli amici e poi gli si dice che deve andare. In queste situazioni un'eventuale decisione di partenza dovrebbe giungere molto più rapidamente, perché col passare del tempo il distacco diventa sempre più doloroso."
"Provo un'infinita tristezza e rammarico per Arlind" afferma dal canto suo un'altra dei firmatari della mozione, la socialista Pelin Kandemir Bordoli. "È un ragazzo benvoluto e ben integrato nella realtà ticinese, mentre in Kosovo non può contare su nessuno. È sconcertante e incomprensibile la decisione del governo di fronte a un tale dramma umano. C'erano tutti i presupposti per farlo restare. Leggerò con attenzione le motivazioni del governo quando le rilascerà".
Kandemir Bordoli non vede altri spazi d'intervento. "Mi auguro solo che il Governo gli conceda un periodo d'accompagnamento e che venga trovata una struttura che lo accolga una volta rientrato in Kosovo".
La socialista si dimostra più serena invece riguardo al caso Yasin: "Sono felice che ci sia ancora una speranza per lui. Ora bisognerà attendere le ulteriori verifiche. Ma la speranza resta accesa".
Anche dai ranghi dell'UDC, per la precisione dal deputato Orlando Del Don, era giunto un atto parlamentare in favore del giovane Arlind. "Quando le espulsioni dal Ticino stridono e suscitano giustificate indignazioni. Un chiarimento ora si impone!", il titolo della sua interrogazione.
"Evidentemente la legge deve essere rispettata da tutti e non si dovrebbero fare eccezioni" commenta oggi, dopo la decisione, il deputato UDC. "Ma il mio lavoro di psicanalista mi porta a considerare le situazioni personali, e in certi casi credo che occorra guardare il caso umano, al di là delle regole. Queste situazioni vengono gestite da funzionari, che si limitano ad applicare la legge, ma il Consiglio di Stato può arrogarsi il diritto di intervenire nel caso di lodevoli eccezioni. È chiaro che il momento è difficile, è chiaro che siamo in periodo preelettorale, ma bisogna tenere presente anche i drammi personali. In certe situazioni, anche in altri frangenti, è sempre meglio fermarsi e riflettere. Se poi le condizioni non ci sono, va benissimio, si rispetta la legge e basta."
LarS/AS
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