
Lo scorso 30 luglio il deputato Matteo Pronzini (MPS) aveva interrogato il Governo sulla “reale efficacia” delle misure scelte per combattere le infiltrazioni della criminalità organizzata. Nel suo atto parlamentare Pronzini citava il caso del collaboratore di giustizia Gennaro Pulice e quello del capoclan ‘ndranghetista Rocco Papalia (vedi articoli suggeriti).
Prima di rispondere all’atto parlamentare di Pronzini il Consiglio di Stato ha ricordato che “le domande (…) poste vertono su alcune persone specifiche e mirano a ottenere una serie di informazioni personali come, ad esempio, se alcune persone hanno o meno ottenuto un permesso di soggiorno nel nostro Paese, o se queste avessero delle condanne penali a loro carico”. Pur comprendendo il legittimo desidero di informazioni “ciò non risulta ancora sufficiente per permettere a questo Consiglio di riportare nella presente risposta dei dati e delle informazioni personali, considerato come ciò andrebbe a ledere la sfera privata e personale delle persone interessate”.
Fatta questa premessa, il Governo ha risposto alle domande del deputato MPS.
Il caso-Papalia
Per prima cosa, Pronzini chiedeva quando la figlia di Papalia, residente a Bissone, avesse ottenuto il permesso ("B, C o altro") e se il suo nome fosse stato controllato tramite una semplice ricerca su Google. Il Governo, tuttavia, ha ribadito di non avere la facoltà di fornire le informazioni richieste, riconoscendo che, a partire dal mese di dicembre 2013, “i collaboratori dell’Ufficio della migrazione (UM), prima di rilasciare o di rinnovare un permesso di soggiorno o di lavoro in Svizzera, sono tenuti a eseguire dei controlli sistematici sui motori di ricerca in internet, nel tentativo di individuare elementi indicativi del fatto che la persona straniera in questione abbia o meno interessato in Svizzera o all’estero le Autorità di polizia e giudiziarie”.
“Oltre a ciò, come noto, a partire dal 2 aprile 2015 l’UM richiede sistematicamente a tutti i cittadini provenienti dai Paesi dell’UE/AELS intenzionati a ottenere il rilascio, rispettivamente il rinnovo di un permesso di dimora B o di un permesso quale lavoratore frontaliere G UE/AELS l’estratto del casellario giudiziario”.
Da verifiche presso il Municipio di Bissone e il registro fondiario, infine, è risultato che l’abitazione di Bissone dove risiede la signora Papalia “non risulta appartenere né a quest’ultima né a suo padre”.
Il permesso di Gennaro Pulice
Passando al caso-Pulice, il Governo ha riconosciuto che il nome del collaboratore di giustizia compare in due enti giuridici. La prima volta in data 26/30 luglio 2013 nell’ambito di una modifica statutaria della società S.E.T. SWISS SA, la seconda in data 14 luglio 2014 nell’ambito dell’iscrizione della ditta individuale Pulice Consulting. “Dalla consultazione dei documenti presentati si rileva che l’interessato si è identificato tramite il permesso di dimora B UE/AELS recante come data di entrata il 12 febbraio 2013 e con validità fino all'11 febbraio 2018”.
"Esistevano condanne cresciute in giudicato nei confronti dei personaggi sopra citati?"
Nella sua quinta domanda, Pronzini chiedeva se esistessero “condanne cresciute in giudicato nei confronti dei personaggi sopra citati”.
Nel caso di Gennaro Pulice – ha spiegato il Consiglio di Stato – “all’epoca in cui l’interessato ha presentato una domanda volta all’ottenimento di un permesso di soggiorno nel nostro Paese, egli ha dovuto unicamente sottoscrivere l’autocertificazione dei precedenti penali” mentre per quanto riguarda gli altri nominativi da citati, non essendo casi noti come il precedente, al Consiglio di Stato “non è data facoltà di fornire le informazioni richieste”.
“Tuttavia, poiché lei ha posto la sua domanda alfine di accertare l’efficacia dell’introduzione dell’obbligo del certificato penale, rilevato come un noto pregiudicato quale Gennaro Pulice sia riuscito a ottenere un permesso di soggiorno nel nostro Paese, sottoscrivendo unicamente l’autocertificazione dei precedenti penali, il Consiglio di Stato non può che confermare l’efficacia dell’introduzione di tale misura e la sua necessità per la salvaguardia dell’ordine e della sicurezza pubblici. Per completezza di informazione ricordiamo che il Governo ha deciso di riorientare la richiesta obbligatoria del casellario giudiziale rendendola volontaria; tale riorientamento diverrà effettivo nel momento in cui l’Italia sottoscriverà l’accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri”, ha poi specificato il Governo.
"Quanti ispettori per controllare i fiduciari attivi in Ticino?"
Il Governo ha infine specificato che, per controllare i 1'488 fiduciari iscritti nell’Albo cantonale, fino al 30 giugno 2017 il Segretariato permanente dell’Autorità di vigilanza era composto da 4 membri: un Caposervizio e un giurista a tempo parziale (70%), e due nuovi giuristi, prevalentemente attivi con compiti di vigilanza, ispettivi e di perseguimento penale per esercizio abusivo della professione di fiduciario, mediante interrogatori e preparazione di decreti d’accusa.
“Il Segretariato permanente è attualmente alla ricerca di un'altro/a collaboratore/trice, poiché uno dei giuristi in carica ha terminato il proprio periodo di lavoro”.
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