
Che il carico fiscale sarebbe aumentato per i frontalieri giunti in Svizzera dopo lo scorso 17 luglio, era cosa nota. Nelle ultime settimane, più di un mugugno è però stato espresso dai cosiddetti “vecchi frontalieri”, chiamati a sborsare una “tassa sanitaria” compresa fra il 3 e il 6% del reddito netto. Roma intende così creare un bonus a favore del personale sanitario italiano della zona di confine. Fra gli obiettivi, anche frenare le partenze di medici e infermieri verso il Ticino. Giovanna Pezzoli è vicecapo Area infermieristica dell’EOC, che riunisce sotto un unico cappello infermieri, assistenti di cura, OSS e tecnici di radiologia. Le chiediamo se il nuovo accordo fiscale e il futuro bonus stiano facendo diminuire l’interesse degli infermieri italiani per il Ticino. “Diciamo che questo fenomeno al momento non l’abbiamo osservato”, ci spiega Pezzoli. “Risulta che riceviamo regolarmente delle candidature dall’Italia, sia spontanee, sia durante l’apertura dei bandi di concorso esterni”.
Le preoccupazioni durante la pandemia
Le strutture sanitarie ticinesi – ospedali EOC inclusi – hanno temuto di non avere abbastanza personale per fare fronte alla prima ondata della pandemia. “A un certo punto avevamo il timore della chiusura delle frontiere, ma anche della precettazione da parte dello Stato italiano degli infermieri”, ricorda Pezzoli. “La nostra percentuale di frontalieri a livello dell’area infermieristica non ha nemmeno una distribuzione omogenea: abbiamo dei servizi dove c'è più personale italiano, perché magari sono ambiti specialistici e si tratta di quelle competenze che non si riescono a formare in numero necessario in canton Ticino. E questo ci ha fatto un po’ preoccupare”.
Puntare sulla formazione
Attualmente, la quota del personale frontaliero nell’area infermieristica dell’EOC si attesta tra il 14 e il 15%. L’obiettivo “è sicuramente quello di ridurre questa percentuale o azzerarla”. Detto ciò, “per noi sarà fondamentale lavorare in prevenzione, affinché si riesca a formare la maggior parte del personale qui in Ticino”. A questo proposito, l’EOC sta cercando di mostrare l’attrattività della professione dell’infermiere sensibilizzando nelle scuole e sui social, ma intende agire anche sulla formazione di base e continua.
La posizione strategica del Ticino
A livello svizzero si lamentano difficoltà a reclutare personale infermieristico, tanto che Oltralpe alcuni reparti hanno dovuto chiudere. Un rischio “che oggi in Ticino non c’è, perché manteniamo il vantaggio di essere in una zona geografica dove abbiamo da una parte la vicinanza con l’Italia, e vediamo che l’accordo fiscale non sta compromettendo eccessivamente la situazione”, e dall’altra “le persone che dal Ticino vogliono spostarsi verso i cantoni della Svizzera interna o francese, devono affrontare la questione della lingua. E non è così scontato”, termina Pezzoli.

