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Ticino
Infermieri ai limiti, “tanta stanchezza e stress”
Redazione
6 anni fa
Visita nella terapia intensiva della Clinica Moncucco, dove da settimane si viaggia a una capienza massima. La responsabile: “Il rischio è di dover scegliere tra chi curare e chi no”

In attesa di decisioni da parte del Consiglio federale, la pressione sugli ospedali e sul personale sanitario cresce. Ieri il sindacato dei servizi pubblici Vpod e cinque associazioni del settore hanno chiesto l’adozione immediata di misure drastiche per ridurre i contagi, altrimenti il sistema sanitario rischia di crollare. Teleticino ha visitato la Clinica Luganese Moncucco per toccare con mano come il personale sanitario sta vivendo la situazione. Attualmente 17 posti su 19 posti disponibili nel reparto di terapia intensiva alla Clinica sono occupati da malati Covid. Una situazione che dura da diverse settimane. Il timore della responsabile cure intense è che, se non si inverte la rotta, si arriverà a dover scegliere chi curare e chi no. “Sono settimane che viaggiamo a una capienza massima” afferma Mariapia Pollizzi. “Anche il personale sanitario è parecchio sotto stress. Si comincia ad avvertire una certa stanchezza e i contagi non sembrano diminuire”. Per tenere in piedi un apparato così importante di numero di posti letto ci vogliono anche tante risorse umane, rimarca Pollizzi. “Gli infermieri di terapie intense sono una rarità e non è facile trovare chi possiede le loro competenze. E il sistema ad oggi non ha permesso di avere dei numeri sufficienti per essere pronti a queste emergenze”. C’è poi l’aspetto privato, con gli operatori sanitari confrontati con i propri cari, ed esperienze che segnano. “Ci sono tante persone che escono dalle cure intense, ma altre purtroppo no. Ne abbiamo viste diverse con un destino tragico”.

“Resisteremo finché ce la faremo”
I colleghi di Teleticino hanno intervistato anche un infermiere di cure intense, che racconta come sta vivendo la sua quotidianità. “C’è stanchezza fisica per i turni e il carico di lavoro elevato, ma anche mentale che dopo settimane sta logorando. Non si riesce a staccare completamente da quello che è il lavoro, anche per problemi emotivi legati alla salute dei pazienti”. La cosa più dolorosa, aggiunge l’infermiere, è vedere pazienti che non migliorano e persone morire sole. “Accade meno rispetto alla prima ondata perché riusciamo a gestire meglio le visite, anche se ci sono delle limitazioni”.

Il sindacalista Calabretta: “Il personale si ammala e chi rimane deve lavorare di più”
A causa della diffusione del virus, alcuni dipendenti sono in isolamento o in quarantena e questo aggrava la carenza di personale e peggiora ulteriormente la situazione, ha denunciato il sindacato Vpod. “Vogliamo porre l’attenzione sulla tutela della salute del dipendente” racconta il sindacalista Fausto Calabretta. “Anche il personale si ammala e chi rimane negli ospedali deve lavorare di più per sopperire alla mancanza di colleghi”. Il personale, oltre che essere stanco, è deluso per la situazione. “Se la prima ondata è andata relativamente bene, la seconda sembra non finire e se ne prevede già una terza”.

Molti infermieri abbandonano la professione
Oltra a evidenziare che la situazione è tesa un po’ ovunque, la presidente dell’Associazione Svizzera Infermieri Luzia Mariani, intervenuta durante il Tg, nota che sempre più infermieri hanno abbandonato la professione dalla scorsa primavera e ci si interroga come poter offrire cure adeguate agli ammalati. Secondo Mariani i motivi dell’abbandono sono dovuti a diversi fattori. “C’è il carico di lavoro, sia fisico che psichico. Poi la professione non è molto ben remunerata e anche altre condizioni mancano. Da anni chiediamo miglioramenti per tutti. Gli infermieri sono arrivati a un punto in cui non ce la fanno più: va bene sostituire una o due persone. Ma il personale deve potersi anche ricaricare”. Il settore sente anche meno solidarietà rispetto alla prima ondata. “Durante la prima ondata si lavorava prevalentemente per i pazienti Covid, ora invece si fa per tutti. E la sensibilità della gente è diminuita, forse perché tanti si sono stancati, mentre prima era tutto nuovo. Purtroppo sembra essere così anche per alcuni politici”.

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