
Sì al velo in corsia. Ad annunciarlo l’EOC sull’ultimo numero della sua rivista, la Medical Humanities. A farne richiesta, si legge oggi sul Corriere del Ticino, una praticante infermiera che voleva lavorare in ospedale potendo coprirsi capo e orecchie e lasciando scoperto il volto. E proprio dalle pagine della rivista, dedicata “alla dimensione etica della malattia e del curare” e diventata “luogo di dialogo su temi vecchi come il mondo o che emergono in questi anni”, risponde il dottor Roberto Malacrida. Nell’editoriale, il dottor Malacrida ripercorre il caso della paziente islamica ricoverata all’ospedale Beata Vergine di Mendrisio e su cui si era espresso pure il Governo. Sulle dipendenti di fede musulmana, il dottore, osserva poi che “le loro convinzioni religiose non possono interferire nel lavoro e nelle relazioni con i pazienti”. Il velo, sottolinea Malacrida “è un accessorio complementare alla divisa di lavoro ufficiale”. Premesso inoltre “il rispetto delle mansioni e dei compiti assegnati, come pure quello per le convinzioni dei pazienti e dei collaboratori non di fede musulmana”, per l’ospedale non sussiste nessun problema se le dipendenti indossano il foulard “e non il burka”.
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