
Nell'ambito dell'attività e della conseguente spesa dello Stato, molte attività sono delegate ad enti e organizzazioni esterne attraverso dei mandati di prestazione di diversa natura e di vario oggetto, ma referenti alle stesse organizzazioni. “Pur partendo dal principio della buona fede, possiamo però immaginarci che determinati servizi e prestazioni possano essere svolti con qualche risorsa in meno senza penalizzare gli utenti”, si legge in un’interrogazione inoltrata dal granconsigliere leghista Boris Bignasca. I vari mandati “vengono concessi da unità amministrative diverse, senza un reale coordinamento e supervisione dei singoli contratti”.
Le domande
Per valutare questa situazione, Bignasca chiede al Consiglio di Stato quanti sono i mandati di prestazione cantonali a organizzazioni attive nell’ambito sociale e formativo, e perché tali mandati non vengono resi pubblici o almeno messi a disposizione del Gran Consiglio per una valutazione. Viene inoltre chiesto quante sono le organizzazioni che ricevono mandati di prestazione nell’ambito sociale e formativo e quanti dipendenti e utenti contano queste associazioni. Bignasca vuole inoltre sapere che tipo di permesso hanno gli utenti delle organizzazioni e quante sono le istituzioni che ricevono più di un mandato. In conclusione, “è garantita una visione d’insieme dei mandati dati in diversi settori per identificare eventuali miglioramenti nella gestione dei costi? Il Governo intende valutare nuove modalità di contrattualizzazione globale per ovviare a mandati cumulativi, anche in settori diversi, alla stessa associazione?”

