
«Stupore e indignazione». È quanto provato dai Giovani UDC Ticino - unitamente al partito nazionale e alle sezioni romande di Vallese, Vaud, Ginevra e Neuchâtel - dopo aver preso atto delle recenti decisioni adottate nell'ambito dell'inchiesta sull'incendio di Crans-Montana, ribadendo comunque la loro piena e totale fiducia nella giustizia vallesana e nelle istituzioni giudiziarie svizzere, «che esercitano il loro mandato con indipendenza e rigore». Nella nota stampa dei giovani democentristi viene sottolineato come la Svizzera disponga di uno Stato di diritto solido e credibile. «Proprio per questo, la situazione attuale risulta inaccettabile». Nel mirino dei Giovani UDC c'è infatti il rifiuto di nominare un procuratore speciale svizzero, esterno al Cantone Vallese — una soluzione interna da loro definita «legittima, neutrale e perfettamente adeguata» — unito all’accettazione di un’assistenza giudiziaria dall’Italia, in un contesto segnato da forti e pubbliche pressioni politiche provenienti da Roma, che «rappresentano una scelta incoerente, debole e ingiustificabile». E i motivi sono presto spiegati: «la Confederazione dispone di tutti gli strumenti necessari per rafforzare l’inchiesta vallesana: procuratori straordinari, sostegno intercantonale e perizie federali. Rifiutare tali mezzi, cedendo al contempo a richieste straniere, equivale a una vera e propria capitolazione politica».
«Si è oltrepassata una linea rossa»
Oltre agli strumenti di cui è dotata la Confederazione, nel comunicato stampa viene sottolineato che le responsabilità sono «comunali e cantonali, in primo luogo quelle del Comune di Crans-Montana». Per questo motivo, consentire un’influenza straniera in un dossier di questa natura «è problematico e costituisce un attacco diretto alla sovranità giudiziaria del nostro Paese». Preoccupa in particolare, infatti, il precedente che potrebbe venire a crearsi, non tanto il caso specifico. «Accettare un’assistenza giudiziaria straniera non come scelta tecnica e condivisa, ma sotto la pressione politica e diplomatica di un altro Stato, significa introdurre una dinamica pericolosa. Si stabilisce infatti che, in futuro, basterà l’intervento pubblico di un governo estero per influenzare decisioni giudiziarie interne, aggirando gli strumenti svizzeri già previsti per garantire indipendenza, neutralità e rigore nelle inchieste sensibili. Un simile precedente indebolisce la separazione dei poteri, erode la fiducia del popolo nello Stato di diritto e apre la porta ad altre ingerenze straniere in casi futuri».
«Non deve essere una risposta a un ricatto politico»
La cooperazione giudiziaria internazionale - prosegue il testo - deve rimanere eccezionale, rigorosamente regolamentata e fondata sull’uguaglianza tra Stati. «Non può mai diventare una risposta a un ricatto politico. La sovranità e l’indipendenza della giustizia svizzera non sono negoziabili». I Giovani UDC invitano quindi il Consiglio federale e le autorità vallesane competenti «a dimostrare assoluta fermezza. La Svizzera non deve piegarsi: deve difendere le proprie istituzioni e garantire che la sua giustizia non sia mai percepita come soggetta a pressioni straniere». Su questi principi definiti fondamentali, conclude il testo, «nessuna concessione».

