Cerca e trova immobili
Ticino
Incidente al Ritom, Rossi: «Gli standard sono elevatissimi, ma il rischio non è mai zero»
Redazione
4 ore fa
L'ex direttore di AET Paolo Rossi riflette sulla sicurezza nelle centrali idroelettriche dopo la tragedia: «Non si può eliminare il rischio al 100%». Sulla gestione della tragedia: «Nei giorni seguenti bisogna stare vicino ai familiari e dare spiegazioni».

«Gli standard di sicurezza sono elevatissimi, ma, come in tutte le attività umane, non garantiscono il 100% di sicurezza». È quanto afferma Paolo Rossi, ex direttore dell'Azienda elettrica ticinese, in relazione all'incidente avvenuto alla centrale del Ritom, dove due operai di AET hanno perso la vita a seguito di un incendio e di un'esplosione. Rossi sottolinea come nelle centrali elettriche la sicurezza rappresenti una priorità assoluta. «Non credo che sia stato lasciato nulla al caso per garantire questa sicurezza», afferma, ricordando però che quando si lavora con elementi e sostanze pericolose «basta un momento di disattenzione» perché il rischio possa diventare concreto. «Purtroppo lavoriamo con degli imponderabili e c'è sempre da imparare».

Come funziona una centrale come il Ritom

Rossi precisa di non conoscere nello specifico la centrale del Ritom, che appartiene alle FFS, ma descrive il funzionamento generale di un impianto idroelettrico. L'acqua del bacino viene convogliata attraverso condotte forzate ad alta pressione verso la turbina. La turbina mette in movimento il generatore, che produce elettricità. Si tratta, osserva Rossi, di componenti che «non hanno aspetti di natura esplosiva». Un eventuale blocco improvviso di un elemento elettromeccanico potrebbe tuttavia, in linea puramente teorica, sottoporre componenti sotto pressione a sollecitazioni molto elevate. «Sono solo ipotesi, magari destituite da ogni fondamento. Sarà l'inchiesta a doverlo stabilire», precisa Rossi.

Il precedente di Suviana

La tragedia del Ritom gli ricorda quanto accaduto nel 2024 alla centrale di Bargi, sul lago di Suviana, in provincia di Bologna, dove un'esplosione causò la morte di sette tecnici. «La dinamica sembra molto simile», afferma Rossi, pur sottolineando che anche in quel caso la ricostruzione delle cause si è rivelata particolarmente complessa.

«Nei giorni seguenti i familiari si sentono un po' abbandonati»

Per Rossi, però, dopo una tragedia sul lavoro la sicurezza non è l'unico tema da affrontare. C'è anche la gestione umana di ciò che accade dopo. «Nell'immediato c'è una solidarietà spontanea da parte di tutti. Poi i familiari, entro certi limiti, si sentono un po' abbandonati», racconta sulla base della propria esperienza professionale. Per questo, aggiunge, nei giorni successivi è fondamentale continuare a stare vicino alle famiglie e soprattutto fornire risposte. «La cosa più importante è riuscire a capire perché è successo e come fare un passo avanti nella sicurezza. Sono sicuro che l'Azienda elettrica ticinese saprà trarre le dovute conseguenze».