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Inchiesta eritreo, movente gelosia
Inchiesta eritreo, movente gelosia
Inchiesta eritreo, movente gelosia
Redazione
8 anni fa
All’origine della lite le telefonate che la moglie riceveva sul cellulare. Intanto l’autopsia rivela segni compatibili con l’asfissia. L'avrebbe strozzata.

All’origine della lite vi sarebbero questioni di gelosia legate alle continue telefonate che la donna riceveva sul cellulare. Chiamate che il marito, 35enne eritreo voleva chiarire, ma che la moglie evitava di spiegare, alimentando i dubbi del compagno.

Fino a quella sera del 3 luglio 2017 quando l’imputato decise di fare chiarezza. Abbassò le tapparelle dell’appartamento di via San Gottardo a Bellinzona, chiuse a chiave la camera del soggiorno e affrontò la moglie. Erano le 11 di sera.

“Non volevo che si mettesse ad urlare per casa e sul balcone”, ha spiegato agli inquirenti l’imputato. Due mesi prima in circostanze analoghe era infatti intervenuta la polizia cantonale.

In Ticino la coppia era arrivata nel 2014. Poche frequentazioni, due figli e una vita ritagliata nelle 4 mura domestiche dove il marito avrebbe voluto nascondere i litigi della coppia.

Ma cosa accadde allora quella sera? Le versioni divergono e tranne colpi di scena dell’ultimo minuto si andrà in aula con un’inchiesta indiziaria.

L’imputato continua infatti a professarsi innocente. “Ero preoccupato per lei. Temevo che avesse un debito da saldare in Eritrea”, ha spiegato l’uomo agli inquirenti, respingendo con forza l’accusa di omicidio intenzionale promossa dal procuratore pubblico Moreno Capella.

Rimangono però gli indizi, le tessere di un puzzle che gli inquirenti hanno raccolto giungendo ad un’ipotesi inquietante. Il marito l’avrebbe strangolata e priva di sensi gettata dal balcone. 18 metri nel vuoto poi lo schianto, al suolo.

Ad avvalorare l’ipotesi l’esito della perizia medica disposta dal Ministero pubblico da cui risulta la rottura dell’osso ioide, alla base della lingua, oltre alla presenza di alcuni segni tipici dell’asfissia, come l’aria intrappolata nei polmoni.

Diversa per contro la versione dell’imputato. La moglie – ha raccontato l’uomo - minacciava di urlare, che avrebbe chiamato i vicini se lui non avesse aperto immediatamente la porta del soggiorno.

E così mentre apriva l’uscio, la moglie sarebbe uscita sul balcone, passando sotto la tapparella, mettendosi poi a cavalcioni sul parapetto, prima di gettarsi nel vuoto quando il marito sopraggiunse. Lui la vide cadere. Non fece in tempo ad afferrarla.

Una versione di parte che la perizia dell’istituto di medicina legale dell’Università di Berna sembra già aver smentito. Concludendo che la versione dell’imputato è poco compatibile con una semplice caduta. Questione di calcoli, di ricostruzioni, di distanze tra il punto di partenza e quello di arrivo del corpo al suolo.

Una conclusione che però il complemento peritale chiesto dal difensore dell’imputato, l’avvocato Manuela Fertile, vorrebbe mettere in discussione, aggiungendo così un quesito a questa terribile vicenda.

Francesco Pellegrinelli

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