
Pandemia, guerra e calo del potere d'acquisto. Che anno è stato il 2023? E che anno sarà il 2024? Ticinonews ne ha parlato con Luca Albertoni, presidente della Camera di Commercio. Camera che ieri mattina ha presentato l'annuale inchiesta congiunturale condotta presso i soci della Cc-Ti, a cui hanno partecipato 305 aziende di tutti i rami economici. Il grafico sull’andamento degli affari nel 2023 mostra un 6% che si dice negativo, un 17% mediocre, un 40% soddisfacente, un 35% buon e un 2% eccellente. La maggioranza si situa dunque al di sopra della sufficienza. “Viste le circostanze, i risultati sono molto positivi e soddisfacenti", commenta Albertoni. "I dati indicano che c'è stata una buona stabilità, una buona tenuta dell'economica con dei risultati tutto sommato buoni e che fanno ben sperare per il 2024. Risultati che sono assolutamente in linea con quelli degli altri cantoni, anche questo è importante da sottolineare. L'andamento è comune un po' a tutte le regioni svizzere con qualche differenza percentuale minima, ma tutto sommato siamo bene in linea con gli altri”.

Ma chi se la passa peggio in quel 6% di negativo?
“In un rilevamento di questo tipo ci sono sempre aziende che dicono ‘per noi non va bene’ ed è assolutamente normale. Questa indagine ha dei dati aggregati e non va troppo nel dettaglio settoriale. Ho guardato tutte le risposte che erano di segno negativo; non si può fare un discorso di settore e dire ‘c'è un ambito che soffre particolarmente più di altri’. Sono tutti casi riguardanti le singole aziende con delle problematiche legate ad esempio alla loro cerchia di clienti, a paesi magari in difficoltà verso i quali si esporta. Sono storie a sé normali in un andamento economico, più o meno tutti gli anni ci sono queste proporzioni. Sono casi che seguiamo attentamente, non vanno sottovalutati, ma per fortuna non indicano una tendenza generale dell'andamento economico”.
Guardiamo al 2024. I fatti di attualità negli ultimi 2-3 anni ci hanno sempre sorpresi. Le previsioni che vengono fatte da questa inchiesta si riferiscono alla situazione attuale, giusto?
“Queste previsioni sono sempre da prendere con le pinze, al netto di eventi imprevedibili che sfortunatamente non dipendono da noi. Questi dati indicano una certa stabilità, che dovrebbe essere simile a quella di quest'anno. Abbiamo però rilevato che c'è una maggiore prudenza nella propensione agli investimenti e questo potrebbe essere un indicatore, soprattutto nel settore secondario, di un certo rallentamento. Rallentamento che poi magari non si verificherà perché la situazione potrebbe evolvere in maniera diversa. È però un elemento di cui teniamo conto perché potrebbe indicare qualche difficoltà crescente per il prossimo anno”.
Gli investimenti sono quindi un po' il tasto dolente…
“Siamo sempre su livelli molto elevati rispetto agli altri cantoni, quindi di per sé il valore è buono. Anche per l'anno prossimo è indicato come buono, ma in calo soprattutto nel settore secondario. Questo potrebbe essere un indicatore di qualche difficoltà crescente, anche se non ne farei un dramma. Sono elementi di cui occorre tenere conto perché potrebbero portare qualche indizio di rallentamento su determinati ambiti”.
Vedendo snocciolati questi dati il pensiero può correre al proprio posto di lavoro. E anche su questo avete interpellato i vostri associati...
“Come un po' tutti gli anni e come è confermato anche dai dati ufficiali, c'è una stabilità molto importante negli effettivi del personale. Quest'anno c'è stato un aumento in determinati ambiti e per l'anno prossimo si prevede una forte stabilità, quindi delle fluttuazioni sia in entrata che in uscita, che direi sono fisiologiche. Al momento non c'è un allarmismo particolare e non ci sono indicazioni di un'evoluzione negativa particolare sull'ambito dell'occupazione”.
C'è un altro tema che è sulla bocca di tutti: l'intelligenza artificiale. Su questo voi avete qualche indicazione supplementare? Qualche preoccupazione anche magari?
“Le preoccupazioni sono quelle di tutti. Sono strumenti relativamente nuovi, anche se l'AI la usiamo anche inconsapevolmente da tanto tempo. Il primo pensiero è rivolto all'occupazione, se vi sia un effetto di sostituzione o meno. Massicciamente, il 90% delle aziende ha detto che non c'è in previsione una sostituzione del personale con l'AI. Si cerca di usare e conoscere meglio questi strumenti per migliorare la produttività ed essere più competitivi, però per il momento non mi sembra che ci siano particolari preoccupazioni per quanto riguarda l'occupazione”.

