
Non importa se il ragazzo avesse dato fuoco nel dicembre 2018 alla cella in cui si trovava alla Farera per un gesto dimostrativo o perché progettava un’evasione: non si tratta in ogni caso di incendio intenzionale aggravato (minimo tre anni di carcere), ma "solo" di incendio aggravato (minimo uno) perché l’imputato era certo che dall’altra parte della porta vie erano guardie preparate e pronte a intervenire, e quindi non è stata messa in pericolo la vita di nessuno. Così ha sentenziato sull’episodio la Corte delle assise criminali, presieduta dal giudice Marco Villa. Lo riporta il cdt.ch.
Il 23enne algerino, difeso dall’avvocato Giuseppe Gianella, si trovava in quella cella perché aveva compiuto una serie di furti in Ticino e nei Grigioni in correità con un 26enne marocchino (difeso dall’avvocata Manuela Fertile), pure alla sbarra. L’atto d’accusa della procuratrice pubblica Margherita Lanzillo è stato parzialmente accolto dalla Corte e i due sono stati condannati rispettivamente a 4 anni e 6 mesi e 21 mesi di carcere, nonché a una lunga espulsione non solo dalla Svizzera, ma dall’area Schengen (entrambi avevano diversi precedenti specifici). Lanzillo chiedeva sei anni e 30 mesi.
I due erano sostanzialmente reo confessi, e in sentenza pressoché tutti gli episodi da loro contestati sono stati accolti dalla Corte. Si trattava in sostanza di piccole cose, tranne una, che riguardava nuovamente l’algerino, sospettato di aver rubato due auto in Svizzera francese. I giudici l’hanno però prosciolto da questa ipotesi di reato, in quanto hanno ritenuto di non avere elementi sufficienti per una condanna. Sul caso si esprimeranno però i colleghi francesi, che hanno richiesto l’estradizione dell’algerino, una volta scontata la pena, per una rapina con presa d’ostaggio collegata alla vicenda del furto d’auto in Svizzera.
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