
Si è aperto ieri presso il Tribunale penale di Lugano il processo sul furioso incendio che il 5 ottobre 2014 distrusse una casa in legno di via Balgine a Sessa e danneggiò gravemente quella vicina, anch'essa in legno.
Sul banco degli imputati vi era il proprietario di una di quelle case, un 46enne italiano, accusato dal procuratore pubblico Moreno Capella di incendio colposo.
Ma, come riporta oggi il Corriere del Ticino, il processo non è andato come ci si sarebbe aspettati dovesse andare. Il giudice della Pretura penale Sonia Giamboni Tommasini ha infatti chiesto di riaprire il dossier e indagare anche sulle eventuali responsabilità dell'azienda del Luganese che aveva realizzato quelle case e sul Comune di Sessa.
Quest'ultimo è sospettato di avere concesso la licenza di costruzione a un progetto violante le norme edilizie, le distanze dai confini e le norme antifuoco.
Lo stesso procuratore pubblico Moreno Capella ha riconosciuto che "il Comune ha fatto un lavoro poco professionale".
A rincarare la dose è stato in seguito il legale del proprietario della casa, l'avvocato Patrick Untersee, facendo notare che oggi quella casa non sarebbe più realizzabile, in quanto Cantone e Comune la considerano fuori norma. L'avvocato se l'è presa anche con l'impresa di costruzione: "Non è possibile che una casa bruci così. Soprattutto se i costruttori, quando hanno venduto ai miei clienti, avevano assicurato che il legno era più sicuro del mattone."
L'inchiesta sul rogo di Sessa potrebbe quindi essere riaperta, per accertare eventuali responsabilità penali dell'impresa di costruzioni e del Comune di Sessa.
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