
Là dove c’era il cemento, ora c’è un percorso didattico. È parafrasando Celentano che si può definire quello che è successo alla Saceba, la storica fabbrica di cemento che negli anni ’60 si insediò nelle gole delle Breggia. Una fabbrica che oggi è diventata un museo, con immagini, suoni e fotografie di un’epoca. Terminate le opere di riqualifica della zona, Kaspar Wenger, presidente del comitato direttivo della Holcim, la multinazionale svizzera del cemento, questa mattina ha ufficialmente consegnato le chiavi del cementificio alla fondazione del Parco. Per quarant’anni anni, da questa montagna sotto Castel San Pietro sono state estratte 750 tonnellate di biancone al giorno, la materia prima necessaria per produrre il cemento. Lo stesso cemento con cui si è costruito mezzo Ticino, quello del boom economico. Allo scoppio delle mine, i vetri delle case di Castel San Pietro tremavano. Era il progresso che faceva il suo corso. Oggi la fabbrica di cemento è già archeologia, scrive Alberto Nessi nel racconto che apre “Il cementificio nel parco”, edito da Casagrande. Da fabbrica di cemento a museo. Uno strano destino, sicuramente un documento, tangibile, di tutto un periodo storico.Dieci i milioni investiti dalla Holcim per riqualificare l’area sotto la direzione dei collaboratori del dipartimento del territorio. Oggi come detto di quella realtà industriale rimane la torre del forno e le cave sotterranee. Un suggestivo viaggio nel progresso di un tempo.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

