
È stata inasprita la pena nei confronti della trentenne che il 24 novembre del 2020, alla Manor di Lugano, accoltellò due donne. La decisione è stata presa dal Tribunale penale federale. La sentenza ha stabilito dieci anni e mezzo di carcere sospesi in favore di un trattamento stazionario in una struttura chiusa, un anno e mezzo in più rispetto alla decisione presa in primo grado. L'accusa aveva chiesto 14 anni di detenzione, la difesa otto anni e sei mesi.
La Corte d'appello, composta dal giudice Maurizio Albisetti Bernasconi e dai giudici a latere Katharina Giovannone-Hofmann e Andrea Ermotti, ha ritenuto che vi fosse un concorso ideale tra il reato di ripetuto tentato assassinio e la violazione della legge federale che vieta i gruppi "Al-Qaïda" e "Stato islamico", nonché le organizzazioni associate. La donna, oggi 30enne, il 24 novembre del 2020, gridando "Allah u Akbar" - "Dio è il più grande" - aveva aggredito con un coltello da pane due clienti della Manor, ferendone gravemente una. La sentenza può ancora essere impugnata appellandosi al Tribunale federale.
Dichiarazioni sorprendenti
In prima istanza la donna aveva dichiarato di non avere rimpianti e che avrebbe dovuto compiere il reato in modo più deciso. All'inizio del processo d'appello, invece, si è dichiarata completamente pentita. "È stato il più grande errore della mia vita", ha detto più volte durante l'interrogatorio. Si è anche scusata con le vittime, sorprendendo con la sua dichiarazione i suoi stessi avvocati difensori. Ha suscitato sorpresa pure l'affermazione che il giorno dell'accoltellamento ci sarebbe dovuto essere anche un attentato con una bomba. Il suo compito - ha detto - era di attirare l'attenzione su di sé aggredendo qualcuno con un coltello. Gli attentatori però non si sono presentati, ha aggiunto rifiutandosi di fornire i loro nomi.

