
Il sindacato OCST prende posizione oggi sul pacchetto di nuove misure di risparmio sul personale dello Stato che figurano nel Preventivo 2016.
Misure giudicate "inaccettabili", che secondo il sindacato "sembrano trovare tutti rassegnati."
"Se l’invito al senso di responsabilità rivolto agli interlocutori istituzionali e sociali dal Consiglio di Stato può essere condiviso anche dal nostro sindacato, non lo possono essere le misure puntuali proposte dal DFE" scrive l'OCST in un comunicato odierno. "Il sindacato è cosciente che occorra lavorare in modo unito per riportare in equilibrio i conti cantonali. Questo obiettivo costituisce infatti il presupposto necessario per rilanciare politiche attive in tutti i settori – perciò anche nell’impiego pubblico – per favorire lo sviluppo del Cantone e la coesione sociale."
"Lo stesso consigliere di Stato Christian Vitta ha alluso a questo scopo quando ha annunciato “un programma di risanamento finanziario che permetterà di raggiungere l’equilibrio finanziario entro la fine della legislatura”. Purtroppo, le misure previste nel preventivo che riguardano la spesa del personale sono ancora puntuali e parziali ed eludono i provvedimenti strutturali attesi da tempo" prosegue l'OCST.
"Ancora una volta alla concretizzazione di una riforma della politica retributiva dei dipendenti e dei docenti (in corso dal 1996), il Governo ha preferito misure “tampone” che hanno come principale effetto di penalizzare le retribuzioni e l’occupazione" scrive ancora il sindacato cristiano sociale. "Di questo si tratta se guardiamo alle scelte fatte e alla decisione di non varare il messaggio sulla revisione della Legge sugli stipendi e la nuova classificazione delle funzioni e la relativa scala dei salari."
"Quattro sono le misure sul personale nel 2016" ricorda l'OCST. "Riduzione di 50 posti di lavoro nell’Amministrazione cantonale; allineamento delle date degli scatti salariali automatici al 1. gennaio di ogni anno (i docenti come finora al 1. settembre); sospensione degli avanzamenti di carriera e degli scatti salariali annuali fino al 1.1.2017, al 1.1.2018 (per gli scatti maturati nella seconda metà del 2016) e al 1.9.2017 per i docenti; riduzione dello stipendio dello 0,5% per i dipendenti che sono al massimo della carriera."
Secondo il sindacato queste misure "sono discriminatorie e introducono elementi di disparità di trattamento: l’effetto della sospensione degli scatti annuali è infatti da tre a quattro volte superiore rispetto a quello causato dalla riduzione dello 0,5% dello stipendio massimo (per esempio, l’impatto mensile della sospensione degli scatti annuali nella classe 30 è di quasi 160 Fr., quello della riduzione dello 0,5% è solo di poco più di 45 Fr.)."
"Esse saranno applicate nel 2016 e nel 2017 e avranno effetti definitivi che continueranno nel tempo" scrive l'OCST. "In sostanza si tradurranno in una riduzione reale dei salari con una diminuzione della spesa per il personale prevista nel preventivo 2016 pari a quasi il 4%!"
"Le misure di risparmio applicate quest’anno non sono che le ultime di una lunga serie: contributi di risanamento o di «solidarietà» nel 1998, 1999, 2005 e 2006; blocco degli scatti nel 1997, 1999 e nel 2005; riduzione di due classi di stipendio ai docenti, del 3% agli impiegati neoassunti (poi rimborsata a seguito di una sentenza del Tribunale cantonale) e del 20% ai supplenti; blocco degli avanzamenti in classe alternativa e tra parentesi nel 2014; per sette anni tagli al carovita, aumento di un’ora settimanale d’insegnamento ai docenti, riduzione degli sgravi orari per i docenti nel 2014; soppressione del diritto all’indennità di famiglia nel 2015" ricorda l'OCST.
"Nessun impegno è stato comunicato al sindacato negli incontri che si sono svolti nelle scorse settimane – che appaiono sempre di più un rito sterile e inconcludente e non certo una trattativa volta al raggiungimento di un accordo sostenibile – riguardo all’entrata in vigore della nuova classificazione delle funzioni dell’amministrazione e della scuola. Siamo purtroppo convinti che il Governo si senta forte al punto di ritenere che qualsiasi proposta che colpisce i funzionari pubblici sia destinata a raccogliere un’acritica e superficiale approvazione del Parlamento" scrive ancora il sindacato. "Fatto che dimostra quanto poco preoccupi l’autorità politica il buon funzionamento dei servizi pubblici e l’attività di chi vi lavora. Questo non significa – e non abbiamo difficoltà a ricordarlo – che il funzionamento dell’amministrazione e della scuola non siano da verificare puntualmente, da correggere e da migliorare. Ma un’analisi dei processi lavorativi non può essere fatta senza il coinvolgimento dei collaboratori e dei sindacati che li rappresentano."
"Riconosciamo la crisi che attanaglia diversi settori dell’economia e l’impoverimento che colpisce molte persone in Ticino" prosegue l'OCST. "Sappiamo però anche quanto sia essenziale, in una congiuntura sotto pressione come l’attuale, avere servizi pubblici attenti ai bisogni delle persone e dipendenti pronti a offrire prestazioni sollecite e di qualità. È tuttavia difficile scorgere nelle cento pagine del preventivo del Governo appena rieletto una riflessione che proponga un confronto costruttivo sul ruolo e i compiti dello Stato e ancor meno sul funzionamento dei suoi servizi e la (sempre promessa) analisi della spesa pubblica."
Il sindacato reputa che ci sono scelte, per esempio negli investimenti, "fatte con una certa leggerezza e che risultano economicamente improduttive, al limite dello spreco. Questi casi devono poter essere analizzati e corretti."
Ora, l’OCST ritiene che una discussione sulla riforma del sistema retributivo debba essere avviata velocemente coinvolgendo i collaboratori, i partner sociali e anche i partiti e il Parlamento. "È da troppo tempo che questi temi ristagnano arrischiando di imputridire, lasciando la malsana sensazione che nessuno ci creda più, in primo luogo chi li ha promossi oramai quasi vent’anni fa con spese non indifferenti" scrive l'OCST. "In questo momento invece, si rinuncia a una riforma seria della politica retributiva dello Stato (la nuova legge porterebbe a miglioramenti strutturali) e si persevera nel proporre nuove riduzioni lineari delle condizioni di lavoro senza aver negoziato alcuna compensazione o serio miglioramento, che invece la legge salariale che il Consiglio di Stato non si decide ad approvare contiene (nelle misure del preventivo troviamo persino l’anticipazione di una norma che figurerà nella nuova legge che, casualmente, consentirà parte dei tagli)."
Secondo il sindacato questi risparmi "oltre che inaccettabili sono lesivi del principio di parità di trattamento."
L’OCST segnalerà alla Commissione della gestione del Gran Consiglio le proprie richieste e proposte, e invita nel contempo i dipendenti pubblici e i docenti ad esprimersi su queste decisioni del Consiglio di Stato in materia di politica del personale.
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