
Misurata nel tempo in più località del Cantone, anche nel 2025 la quantità di diossido di azoto e polveri fini nell’aria è rimasta al di sotto della soglia critica. Non così la concentrazione di ozono, ancora soggetta a picchi che, sempre più spesso, non riguardano solo l’estate. Lo rivela il rapporto sulla qualità dell'aria del Dipartimento del Territorio per l'anno scorso. «Si tratta degli effetti del cambiamento climatico», spiega il collaboratore scientifico dell'Ufficio della sicurezza, dell'aria e del suolo Ivan Maffioli. In particolare, viene sottolineato che il superamento del limite di legge avviene sempre più presto in primavera e sempre più tardi in autunno.
«Meno situazioni d'urgenza»
C'è però anche una buona notizia: «In generale, registriamo meno situazioni d’urgenza e meno picchi di ozono che possono essere problematici per la popolazione e in particolare per i soggetti più sensibili», spiega infatti Maffioli. Si evita così l’introduzione di misure come, ad esempio, gli 80 km/h in autostrada. Merito di veicoli e sistemi di riscaldamento più efficienti che emettono per l’appunto una minor quantità di inquinanti, precursori proprio dell’ozono. «La percezione comune della qualità dell’aria è che vada sempre peggiorando, in realtà è l’esatto opposto», tiene a evidenziare l'esperto. «Anche il settore industriale e gli edifici meglio isolati consumano molto meno. Tutto questo porta a una diminuzione delle emissioni e alla fine della concentrazione nell’aria che respiriamo».
Nessuna misura all'orizzonte
Una tendenza sicuramente positiva visto che la concentrazione di ozono è anche influenzata dal forte soleggiamento con notti tropicali sempre più frequenti, di qui il prolungamento del periodo dei picchi. Non a caso il 2024, quando l’estate al sud delle Alpi fu contraddistinta da forti piogge e dalle alluvioni in Mesolcina e Vallemaggia, fu un anno archiviato con valori particolarmente bassi. Marcato, per contro, l’aumento nel 2025, con il secondo mese di giugno più caldo dall’inizio delle misurazioni. Ancora presto prevedere cosa riserverà il 2026, già segnato da due allerte canicola. Nell’insieme, non si intravvede però l’urgenza di introdurre misure per contenere l’inquinamento: «Attualmente, abbiamo dei valori elevati ma ancora contenuti per la stagione proprio grazie agli interventi fatti. Siamo lontanissimi dall’introduzione di misure. A questo serve il monitoraggio, tra le altre cose», conclude Maffioli.

