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Ticino
In Ticino la disoccupazione non cala
Redazione
15 anni fa
Il Ticino è il solo Cantone che a febbraio non ha fatto registrare un calo. Abbiamo chiesto spiegazioni al capo della sezione del lavoro

Nella classifica dei cantoni più colpiti dalla disoccupazione siamo sempre terzi, dopo Ginevra e Neuchatel. Con un tasso del 5,8%, invariato rispetto al mese precedente, la disoccupazione in Ticino durante il mese di febbraio è rimasta stabile. Andando a spulciare i dati - pubblicati oggi dalla sezione del Lavoro - si scopre come a febbraio il numero dei disoccupati sia calato di 87 unità, una diminuzione minima che – come detto – non ha influito sul tasso, rimasto invariato al 5,8%. Tutto uguale, tutto come prima. Eppure se per un attimo guardiamo quello che è accaduto nel resto della Svizzera durante il mese di febbraio scopriamo una differenza sostanziale. Il Ticino è il solo Cantone che è rimasto sul posto. Tutti gli altri cantoni hanno fatto registrare una diminuzione della disoccupazione. Coma mai? Ci sono due ragioni, ci spiega Sergio Montorfani capo della sezione del Lavoro. La prima è di natura stagionale. Il calo della disoccupazione dipende dalla Pasqua che quest’anno cade alta. Per conseguenza il turismo quest’anno riassorbirà la disoccupazione con un mese in ritardo, dunque a marzo. Secondo motivo è strutturale e dipende dalla lentezza che ormai contraddistingue l’economia ticinese rispetto al resto della svizzera. Ma da sola questa lentezza non basta a spiegare il fenomeno, aggiunge Montorfani, visto che nel 2010 in Ticino sono stati creati ben 3000 nuovi posti di lavoro. Insomma l’economia ticinese sta bene. Per Montorfani nell’equazione che non torna bisogna considerare il fenomeno dei frontalieri che nel 2010 sono aumentati di 3000 unità. Si può dunque dedurre – conclude Montorfani - che gran parte dei 3000 nuovi posti di lavoro siano andati proprio ai 3000 nuovi frontalieri. Un calcolo sommario che tuttavia non deve spaventare: almeno se si considera il recente studio del IRE si dovrà concludere che questi 3000 nuovi posti di lavoro non erano in concorrenza diretta con i residenti. Una conclusione che non trova tutti d’accordo. La polemica sullo studio oggi è rimbalzata sulle pagine del Mattino on line, dove si titolava, “studio a favore dei frontalieri scritto da frontalieri”. Quel che è certo – commenta da ultimo Montorfani - è che per i datori di lavoro la possibilità di attingere al vasto bacino di manodopera più o meno formata dei frontalieri, ha reso sicuramente più competitivo il mercato del lavoro ticinese.[email protected]

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