
Anche la Svizzera romanda si interessa oggi del conflitto tutto ticinese tra il tasso di disoccupazione fornito dalla SECO e quello dell'Ufficio federale di statistica.
Due tassi ben differenti, dato che il primo si basa sul numero di iscritti agli Uffici regionali di collocamento (URC) mentre il secondo segue i criteri stabiliti dall'Ufficio internazionale del lavoro (ILO), che considera come disoccupate tutte le persone tra i 15 e i 74 anni in cerca di impiego, indipendentemente dalla loro iscrizione agli URC o meno.
Ed è quest'ultimo tasso che preoccupa i nostri politici, visto che indica un 6,9% di persone in cerca di impiego in Ticino, una percentuale superiore alla media nazionale (4,8%) e pure a quella della vicina Lombardia (6,7%). Nonché, ovviamente, al tasso indicato dalla SECO, che a fine dicembre era del 3,9%.
"Il Ticino, dove ogni giorno giugno più di 60'000 lavoratori frontalieri italiani, è quindi più debole economicamente del proprio grande vicino?" si chiede il giornalista Nicolai Morawitz in un articolo pubblicato oggi da Le Temps e Bilan.
Nell'articolo si leggono le dichiarazioni del capogruppo leghista Daniele Caverzasio, il quale parla di "lombardizzazione" del mercato del lavoro ticinese. Viene pure ripresa la posizione del Dipartimento dell'economia che in una tavola rotonda organizzata ad inizio gennaio parlava di ottimismo: il Cantone è ben posizionato nella quarta rivoluzione industriale e l'apertura della galleria di base del San Gottardo è in grado di portare nuovo dinamismo in Ticino.
Ma chi si sta basando sul tasso di disoccupazione "giusto"? Per saperlo, Morawitz ha interpellato l'economista George Sheldon (nella foto), professore di economia del lavoro ed economia industriale all'Università di Basilea.
Il professore sottolinea che non ci sono metodi di calcolo "giusti" o "sbagliati". Ma poi esprime alcune riserve in merito al tasso di disoccupazione ILO. A causa delle sue caratteristiche regionali e linguistiche, è infatti più difficile determinare il tasso di disoccupazione in Svizzera rispetto per esempio agli Stati Uniti, secondo il professore.
Sheldon si mostra pure scettico sulle statistiche ILO che hanno indicato un tasso di disoccupazione più basso in Germania che in Svizzera. A suo dire, a causa della riunificazione e dei cambiamenti strutturali in corso nei vecchi centri industriali tedeschi, il numero di senza lavoro è sicuramente superiore rispetto a quello di un'economia svizzera che negli ultimi dieci anni non ha fatto che prosperare.
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