
Non si placa la polemica tra il coordinatore dei Verdi Sergio Savoia ed il capogruppo PPD Fiorenzo Dadò. Dopo il nostro articolo di stamattina, basato sul testo scritto da Savoia nel suo blog, Dadò prende posizione per respingere fermamente le accuse di xenofobia lanciate dal suo collega di Parlamento e ribadire la propria contrarietà al decadimento "in salsa italiana" del dibattito pubblico ticinese.
"Savoia, anche oggi fa la predica, denigrando e cercando di intimorire chi non la pensa come lui" scrive Dadò nella sua replica. "Non è la prima volta che lo fa. E lo fa un po’ con tutti, e quasi tutti i giorni, sconfinando nel puerile e nel vittimismo, quando non sa più a che santo aggrapparsi."
"Sta volta tira in ballo me e la mia famiglia, dandomi addirittura del razzista, scomodando per l’occasione il nazismo tedesco e l’apartheid sudafricano, solo perché ho scritto che il suo modo di far politica, basato sull’insulto, il ricatto, il dileggio e il disprezzo sistematico dell’avversario, non fa parte della nostra cultura ticinese ma è importato dalla vicina Penisola; in particolare dal profondo sud dove sarebbe bene che restasse confinato" prosegue Dadò. "A questo punto la domanda è: non è forse così? C’è qualcosa di sbagliato in quel che ho scritto? C’è forse qualcuno che ritiene che dobbiamo trarre esempio dall’esemplare spettacolo che sta dando la politica italiana? Che poi il Savoia abbia origini campane è un fatto del tutto casuale che non interessa a nessuno e, ancor più importante, non c’entra assolutamente nulla con quel che ho scritto! Mi dispiace per lui se il casuale riferimento al sud gli reca dei disturbi emotivi, tanto da ergersi a vittima del mondo intero. Semmai vi sia una soluzione a questo problema, io non ho certo le competenze professionali per fornirgliela, ma deve giocoforza rivolgersi ad altri specialisti."
"Quel che invece disturba e non è accettabile" scrive ancora Dadò "è il suo modo di trattare gli altri che non se ne stanno ai suoi ordini, denigrandoli, insultandoli, sbeffeggiandoli e ridicolizzandoli, come se fossero pezze da piedi. E per ottenere la massima efficacia, non esita ad utilizzare qualsiasi mezzo; primi tra tutti la menzogna e il disprezzo. Altro che razzismo! Il primo che sta creando di creare ad arte divisioni tra i ticinesi e fomentare odio profondo nei confronti degli stessi immigrati, è proprio lui, il Sergio Savoia di Bellinzona."
"Personalmente può attaccarmi e insultarmi come meglio crede che non me ne fa né caldo né freddo" conclude il capogruppo PPD. "Pur con tutta la modestia del caso, e chi mi conosce lo sa, non credo di dover prendere lezioni di altruismo, apertura al Mondo, serietà e impegno per il mio Paese da Savoia (...) Se questo è il nuovo corso dei Verdi (ma di conseguenza anche dell’ecologismo ticinese, nel quale militano con me parecchi amici) auguri, anche se sarebbe saggio che se ne facciano una volta tanto una ragione. In Ticino, che piaccia o meno a Savoia, il dibattito pubblico non è quello italiano. Qui non si svolge né con l’insulto, né con la derisione, né con la delegittimazione, ma neppure con metodi da cabaret, come ha fanciullescamente fatto lui inginocchiandosi settimana scorsa in mezzo all’aula del Gran Consiglio."
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