
Nello stesso giorni in cui su La Regione il consigliere di Stato Manuele Bertoli punta il dito contro i salari bassi in Ticino, a volte inferiori a quanto offre l'assistenza pubblica, sul Giornale del Popolo il direttore dell'Associazione industrie ticinesi (AITI) Stefano Modenini presenta una posizione diametralmente opposta.
Inserendosi nella polemica sui livelli salariali in Ticino, Modenini scrive che "la mediana dei salari ci dice che complessivamente i salari in Ticino salgono."
"Il salario mediano in Ticino è superiore ai 5'400 franchi mensili" sottolinea il direttore di AITI. "È vero che sul mercato del lavoro ticinese il problema è diventato quello dell'abbassamento dei salari d'entrata, ma se complessivamente i livelli salariali crescono e se consideriamo che i redditi elevati e molto elevati sono una chiara minoranza, dobbiamo ammettere che i salari anche di chi sta più in basso nella scala salariale crescono."
"Il mercato del lavoro ticinese è allo sfascio, causa anche la presenza di oltre 62'000 lavoratori provenienti dall'estero? Ma anche no!" esclama Modenini.
"Non mi stancherò mai di ripetere" prosegue il direttore di AITI, "che in Ticino lo Stato ha sì introdotto attualmente 14 contratti normali di lavoro con un salario minimo obbligatorio, ma questi CNL riguardano circa 22'000 persone."
"Ebbene i posti di lavoro a tempo pieno in Ticino sono oltre 185'000, che salgono a oltre 220'000 considerando il tempo di lavoro parziale. Meno del 10 per cento della manodopera è toccata da CNL" conclude Modenini, "altro che mercato del lavoro devastato dal dumping salariale!"
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