
L'OCST questa mattina ha presentato alla stampa un'analisi sulla precarietà del lavoro, che anche in Ticino ha assunto, in tutte le sue forme, "dimensioni notevoli e per molti aspetti preoccupanti". I dati parlano di un aumento del lavoro interinale, a ore e su chiamata, a tempo parziale frammentato e dei contratti a termine.
Il sindacato ha sottolineato come ormai lo slogan ricorrente “senza flessibilità non c’è futuro” pare piuttosto dare ragione a quella corrente di economisti che sostiene che senza tutele per le lavoratrici e i lavoratori, che sono anche la fetta più consistente di consumatori, l’economia si spegne, dato che pure l’andamento attuale "non sembra riuscire a riprendere un passo sostenuto".
L’OCST critica la visione che predica la flessibilità come rimedio universale buono per tutti i mali: "In realtà questo uso della flessibilità rende partecipi i lavoratori dei rischi aziendali. La flessibilità richiesta ai lavoratori deve avere una contropartita e deve essere misurata allo stretto indispensabile proprio per evitare che il rischio di impresa finisca per essere caricato sulle loro spalle. Nell’ambito del dialogo con le parti sociali, bisogna puntare a una regolamentazione più capillare della flessibilità per garantire ai lavoratori la giusta protezione, arginare, anche a garanzia di una concorrenza leale fra le imprese, l’uso improprio di certi strumenti e abolire le pratiche contrarie alla dignità di chi lavora e ad un sano sviluppo della società."
In Ticino il sindacato denuncia una precarietà che si realizza in diverse forme: contratti a ore e su chiamata, tempi parziali con orari frammentati, stage, lavoro a tempo determinato e interinale. "Tutte queste forme di impiego - si legge in una nota stampa - sono state pensate per venire incontro alle esigenze di flessibilità delle imprese e per facilitare l’introduzione in azienda dei lavoratori, ma stanno ora raggiungendo livelli di diffusione e di persistenza che rischiano di segnare profondamente il tessuto sociale del nostro Cantone. Il lato oscuro della flessibilità è che viene facilmente applicata se a trarne vantaggio sono i datori di lavoro. Notevolmente più difficile è il contrario, come dimostra il frequente rifiuto di una riduzione del tempo di lavoro alle donne al rientro dalla maternità."
Le conclusioni dell'OCST
"La nostra economia ha privato troppe lavoratrici e troppi lavoratori della sicurezza necessaria per vivere serenamente il presente e per pensare con fiducia al futuro. Nel fare questo ha caricato sulle spalle della collettività i costi del disagio economico e sociale e della salute. Ha privato inoltre l’economia di una fetta importante di consumatori togliendole lo spunto necessario per generare una crescita salda e duratura. L’OCST chiama in causa i datori di lavoro affinché assicurino un’adeguata tutela dei lavoratori contro indebite pressioni e forme di ostilità o di emarginazione. La responsabilità sociale delle imprese si concretizza anche costruendo un ambiente di collaborazione con i dipendenti."
Per il sindacato, le parti sociali devono infine "discutere misure concrete che possano frenare lo sfruttamento, che siano concepite per far beneficiare della flessibilità anche le lavoratrici e i lavoratori e per arginare la concorrenza sleale tra le imprese".
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

