
"Dietro il risultato di questo referendum c’è un problema di istruzione."
Così l'ex procuratore pubblico Paolo Bernasconi commenta sul Corriere della Sera l'esito della votazione di ieri sull'iniziativa UDC "Prima i nostri!", accolta dal 58% dei cittadini ticinesi.
L'avvocato luganese sostiene che c'è un problema di istruzione, "nel senso che questa gente ignora le regole basilari dell’economia."
Secondo l'avvocato Bernasconi, il voto di ieri è stato inutile e non avrà nessuna conseguenza concreta. "Non si riuscirà ad attuare la norma prima di tutto perché è incostituzionale, introduce delle disparità tra cittadini e fa prevalere un criterio come la residenza sul merito e le capacità, condizionando la libertà di scelta delle imprese" afferma il legale. "Ma soprattutto sarà la realtà a imporsi. Sono in contatto con numerosi CEO di società grandi e piccole, che vivono di export. E sapete cosa mi dicono tutti? Che in Svizzera non c’è abbastanza manodopera, che abbiamo bisogno di lavoratori provenienti dall’estero. Torniamo al problema della mancanza di cultura economica: la Svizzera oggi corre un grosso rischio, quello che alcuni dei suoi gioielli imprenditoriali vengano acquistati dalla Cina, cioè un Paese statalista. E noi di che cosa stiamo a discutere? Di impedire l’arrivo di persone utili alle nostre aziende..."
L'approvazione dell'iniziativa "Prima i nostri!" si spiega con lo "scollamento tra ciò che fanno i partiti e quello che accade nel mondo dell’economia", secondo l'avvocato Bernasconi. "Le imprese ticinesi chiamano ogni giorno dall’Italia 62 mila lavoratori, senza i quali il sistema manifatturiero, la sanità, il commercio chiuderebbero dalla sera alla mattina. E questi cosa fanno? Votano per rimandarli indietro. La realtà è che i frontalieri sono indispensabili alla nostra economia."
L'avvocato Bernasconi conclude poi con una critica a Lega e UDC, per aver messo in dubbio che il tasso di disoccupazione ufficiale sia effettivamente quello reale. "Quando hanno letto quei numeri per prima cosa hanno chiesto la chiusura dell’istituto che li aveva elaborati anziché confutarli" afferma. "Come se un malato con la febbre gettasse via il termometro. Formidabile..."
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