Cerca e trova immobili
Ticino
"In Svizzera stiamo costruendo un muro"
"In Svizzera stiamo costruendo un muro"
"In Svizzera stiamo costruendo un muro"
Redazione
10 anni fa
Manuele Bertoli se la prende contro l'espulsione di stranieri sposati con svizzeri. "L'apartheid è già qui"

"Nel 1989 in tanti festeggiarono giustamente la caduta del Muro di Berlino, l'emblema di una segregazione politica che finalmente veniva superata. Dopo 25 anni purtroppo, anche nella quieta Svizzera, pur sapendo bene quel che stiamo facendo, pezzo per pezzo, ne stiamo costruendo copie non di certo migliori. Non di cemento, ma muri di carta, timbri e protocolli, non per questo meno solidi e più facili da sopportare per chi sente dentro di sé il senso della giustizia come elemento che dovrebbe contraddistinguerci come società civile."

In Svizzera stiamo quindi costruendo un muro, secondo quanto scrive il consigliere di Stato Manuele Bertoli in un'opinione pubblicata sul Corriere del Ticino di oggi. Un muro nei confronti degli stranieri, anche quelli che già vivono da noi.

"Io lo vedo dal mio osservatorio, quando passano sul tavolo del Governo cantonale i progetti di sentenza sui ricorsi contro i ricongiungimenti familiari, in specie quando si rimandano al loro Paese i genitori stranieri di figli svizzeri per il solo motivo che non hanno abbastanza soldi per vivere qui autonomamente" scrive il ministro socialista, ricordando che la Legge sugli stranieri approvata dal popolo qualche anno fa prevede la possibilità di revocare il permesso a uno straniero anche se è sposato con una svizzera ed ha avuto un figlio con lei, se la famiglia non riesce a stare a galla finanziariamente.

"Per chi ha a cuore il concetto di nazionalità, si noti che il figlio, che ha la madre svizzera, è a sua volta svizzero, ha il passaporto con la croce bianca in campo rosso, ma, pur essendo figlio d'Elvezia a pieno titolo, ha un diritto dimezzato ad avere attorno a sé i propri genitori" scrive Bertoli. "Dettaglio raggelante: usualmente queste decisioni sono accompagnate da considerazioni del tipo: "Qualcora il coniuge del ricorrente non volesse seguirlo all'estero, vi sono comunque molteplici possibilità, riconosciute da dottrina e giurisprudenza, per continuare a mantenere regolari contatti con la famiglia (visite regolari, internet, telefono, ecc.)"."

"Ma certo, la famiglia Skype, che "dottrina e giurisprudenza" approvano e che naturalmente tutti gli approfondimenti sociologici consigliano vivamente come modello ideale per accompagnare al meglio i propri figli verso la vita adulta" commenta Bertoli.

Il consigliere di Stato ricorda poi che "decisioni come queste, vengono prese regolarmente qui da noi, adesso, giorno dopo giorno, in applicazione di una legge che discrimina in maniera molto severa chi ha soldi da chi non ne ha, chi ha qualche competenza da far valere sul mercato del lavoro da chi ne ha poche."

Seppur in modo discreto, "l'apartheid è già qui" conclude Bertoli, secondo cui "finché non ci sarà consapevolezza su quel che sta succedendo, finché non ci sarà resistenza, come quella che personalmente faccio contro questo genere di decisioni, diverrà la nostra triste realtà quotidiana."

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata