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L'analisi
"In Svizzera non prevediamo una recessione"
Redazione
4 anni fa
A colloquio con Luca Pedrotti, direttore regionale UBS Ticino, sulle prospettive dell'economia svizzera in un contesto internazionale instabile.

Pandemia, guerra, crisi energetica e inflazione. Non è certo un periodo idilliaco quello che stiamo vivendo. Ma quali sono le prospettive per l’economia svizzera? Lo abbiamo chiesto al direttore regionale UBS Ticino Luca Pedrotti, che non manca di sottolineare come l’attuale congiuntura sia delineata da una serie di incertezze ed elementi a livello macroeconomico e geopolitico. “Gli interventi massici con i rialzi dei tassi di interesse fatti dalle banche centrali hanno permesso di dare un po’ di fiato ai mercati finanziari e azionari, che nel mese di luglio hanno recuperato bene. Ma la lotta all’inflazione rimane la priorità delle banche centrali. Più i tassi aumenteranno, più si metterà pressione sulla congiuntura a livello generale”.

La situazione negli USA

Pedrotti rivolge poi uno sguardo all’America, che è entrata in una recessione ‘tecnica’ dopo due trimestri: “La situazione sull’aumento dei prezzi non è ancora sotto controllo e c’è molta pressione sui salari. I dati macroeconomici sono abbastanza contrastanti. Prevediamo un rallentamento importante, ma non negativo”.

La situazione in Europa

La questiona è più delicata nel Vecchio continente, prosegue Pedrotti. “L’approvvigionamento energetico rimane un problema irrisolto. Questo potrebbe influenzare notevolmente l’andamento del ciclo economico e avere anche un impatto sulla congiuntura elvetica”.

Le sfide della Svizzera

Secondo Pedrotti per ora la Svizzera sta rispondendo molto bene dal punto di vista dei dati economici. “La nostra economia è molto solida e i tassi di inflazione sono nettamente minori al resto del mondo. In questo contesto il franco svizzero aiuta a contenere l’inflazione. Un tema che rimane principale anche per la nostra banca nazionale”.

Le prospettive

Per il 2022, aggiungere il direttore della banca, si prevede “una crescita ancora importante del pil nazionale del 2,4%. Una crescita sostenuta soprattutto dai primi sei mesi dell’anno, che sono stati oggettivamente molto buoni. Per il 2023 prevediamo un rallentamento della crescita, ma non una fase recessiva. Molto dipenderà da cosa succederà in Europa. I dati economici e l’andamento economico europeo avrà degli impatti diretti sulla nostra economia”.

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